
Fa sorridere al solo pensarlo, ma la fama degli svedesi ha raggiunto proporzioni bibliche e, in attesa di approfondire la personalità di Papa V Perpetua, peraltro in periodo di conclave, giunge nei negozi il successore di ‘Impera’. Un titolo migliore di ‘Skeletà’ sarebbe stato arduo trovarlo visto che lo stile della band si è fatto negli anni sempre più melodico e rivolto all’arena rock e all’AOR, senza per questo tradire i valori dell’heavy metal. Sul clamore suscitato dai Ghost si potrebbero scrivere trattati ed il fatto che dopo la pubblicazione di ‘Opus Eponymous’ non tutto sia filato per il verso giusto rimarca il fattore destino su passaggi fondamentali della storia della musica. Parlare solo di casualità o di opportunismo sarebbe però avventato perché un riscontro tanto significativo e per giunta su scala internazionale non può essere dovuto soltanto all’immagine vincente o al concept che ha visto Tobias Forge impersonare di volta in volta un pontefice diverso (a proposito consiglio il cardgame che i Deathless Legacy si sono inventati per promuovere il loro ultimo album). L’ex-Repugnant sa scrivere canzoni in grado di fissarsi in testa dopo pochi secondi, a dispetto delle atmosfere macabre e di testi che ironizzano velatamente con satanismo e occultismo. Le liriche di ‘Skeletà’ risultano, almeno in apparenza, più introspettive ma per il resto non c’è una grande differenza con ‘Impera’. I suoni sono quelli e le citazioni si manifestano in quantità anche stavolta. Su tutte i Van Halen (‘1984’), ma pure Def Leppard (‘Pyromania’), Scorpions (‘Taken By Force’) e Blue Öyster Cult (‘Fire Of Unknown Origin’). Al primo ascolto mi sono subito innamorato di ‘Satanized’, un singolo perfetto che tra l’altro era stato scartato per l’album precedente, e ‘Missilia Amori’, quintessenza della visione dei Ghost e dark da morire. Altri passaggi epici in scaletta sono senza dubbio ‘Lachryma’, ‘De Profundis Borealis’ e ‘Umbra’. ‘Marks Of The Evil One’ è semplicemente quanto ci aspettiamo dagli autori di ‘Infestissumam’ e ‘Meliora’ e ‘Guiding Lights’ il pezzo più subdolo tra tutti. Salem Al Fakir (Madonna, Lady Gaga) ha messo mano a ‘Peacefield’ e proprio ‘Satanized’ mentre Max Grahn (Kim Petras) ha composto sei tracce insieme a Forge, che si è affidato a Gene Walker per la produzione, per poi lasciare che Andy Wallace si occupasse del mixaggio. Tanto sappiamo già che dal vivo, con o senza cellulari in mano, canteremo a squarciagola questi nuovi inni demoniaci. Che poi valgano o meno i rituali passati poco importa. Dagli esordi di Linköping ai palcoscenici di oggi, esaltati dal recente ‘Rite Here Rite Now’, il salto non è affatto male.


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