
Erano anni che non ascoltavo un album gothic doom del genere e sinceramente trovo quanto mai inappropriato associare gli Opia a formazioni del calibro di Swallow The Sun, Sentenced e Amorphis come è precisato nella press sheet di Hammerheart Records (casa tra gli altri di Ereb Altor, Phelbotomized e Isole). Nulla da eccepire alle tre band finlandesi, anzi gli Amorphis sono tra le mie band preferite di sempre, ma il sound degli Opia è british al mille per mille. Nella stessa presentazione vengono giustamente citati pure i My Dying Bride e nel complesso ‘I Welcome Thee Eternal Sleep’, immesso nei negozi col bellissimo artwork a cura di Natalia Drepina, è un disco pensato e scritto per chi è cresciuto con la materia gothic doom negli anni ‘90. Sono sicuro che piacerà pure ai fan di Anathema, i primi naturalmente, Cathedral e Paradise Lost (‘Man Proposes, God Disposes’), che ritroveranno in pezzi come ‘The Fade’ e ‘Silence’ certezze che sembrano svanite con la vecchiaia. L’unica pecca, se vogliamo, del lavoro è che ricalca tutti gli stilemi del genere e di un panorama gotico che, al di là di sparuti casi o happening internazionali, non si è evoluto come ci si sarebbe forse attesi nel corso del tempo. Se gli Opia riuscissero ad abbattere anche questo muro di ottusità e pregiudizio allora ci troveremmo sul serio al cospetto di fenomeni. La scaletta – prodotta in maniera intelligente da Abraham Fihema (The Drowning) - mostra un magistrale controllo del doom atmosferico, con otto tracce basate su strati di intensità malinconica e chitarre struggenti. Da brividi la voce di Tereza Rohelova (ex-Agrona e Wolvencrown), in grado di ergersi possente sulle trame tastieristiche di Jorge Afonso Rodriguez ed un fondale percussivo che accentua l’ossessività della musica e delle liriche. ‘On Death’s Door Part I’ – nella quale è possibile percepire anche l’amore per i 3rd And The Mortal - e l’accoppiata formata da ‘The Eye’ e ‘Days Gone By’ sono altri apici di un ascolto memorabile. Tirate fuori corpetti, guanti strappati e magliette a rete dall’armadio perché con gli Opia, poesia e cultura dark vanno davvero di pari passo.


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