
Chi scrive questa recensione, conosce gli L.A. Guns dagli esordi. Ritengo con fermezza che i loro primi due dischi, l’omonimo del 1988 e il successivo “Cocked & Loaded”, siano due lavori sontuosi che hanno riscritto i parametri dello strett rock e che vanno considerati come gli ultimi lampi venuti fuori da una scena, quella di Los Angeles, tra le più floride degli ultimi quarant’anni. Poi, complici anche i nuovi fenomeni musicali arrivati da Seattle e dintorni, sono iniziati i guai e il disinteresse per la formazione californiana che, con il passare del tempo, ha visto anche delle diatribe interne non indifferenti con lo split, inevitabile, che ha coinvolto i due leader, Traci Guns e Phil Lewis. Da qualche anno i due sono ritornati insieme ed hanno iniziato a scrivere come se non ci fosse un domani, cercando di tenere vivo il nome leggendario di una band che oggi si ripresenta con questo “Leopard Skin” che è il classico lavoro di maniera, realizzato da professionisti che viaggiano con il pilota automatico. L’ardore degli esordi si è tramutato in un suono più compassato, sebbene le influenze, vedi New York Dolls e Aerosmith, siano sempre lì presenti come una tassa da pagare. Ed allora tra anthem come “Lucky Mother F**ker” e “Taste It” la coppia Lewis -Guns prova a riaccendere quel fuoco che, oramai, si è tramutato in una fiammella che, però, si regge molto bene. Ci sono anche episodi in puro stile Rolling Stones, vedi “Runaway Train” che ci riporta indietro con le lancette degli orologi ai tempi di meraviglie quali “Aftermath” e “Beggar’s Banquet”. In altri casi lo street rock più acido, mescolato a qualche reminiscenza punk, spunta fuori dal nulla ed è un bell’ascoltare (“The Grinder”), mentre in “Hit And Run” sembra di immaginare, soprattutto nel fraseggio chitarristico, addirittura i R.E.M. del periodo ante “Out Of Time”. Aldilà delle connessioni con il passato e delle tante similitudini che si possono tratteggiare, “Leopard Skin” rimane un album sincero, suonato con il cuore (“Don’t Gimme Away” è clamorosa) da gente che non deve dimostrare più nulla a nessuno, perché sa di aver già fatto il suo nelle decadi passate. Chiaramente i due primi dischi della saga L.A. Guns rimangono inarrivabili, ma chi andrà a comprare anche questo cd lo sa benissimo ancora prima di premere il tasto play sul lettore.


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