
Chi segue il catalogo di One Little Independent non si sorprenderà di vedere un’altra band islandese di avanguardia tra le sue uscite. In fondo ne fanno parte Arny Margret, Emiliana Torrini, Asgeir, Fufanu e la stessa Björk, così come artisti più sperimentali tipo Gabriel Olafs o Galya Bisengalieva. É evidente che negli uffici dell’etichetta c’è uno sguardo attento a tutto quello che succede nella Terra del Fuoco e del Ghiaccio. A sorprendere potrebbe essere semmai una scommessa del genere, su una band alquanto bizzarra e non certo commerciale, ma in questo caso ci aiuta la storia perché i fondatori di One Little Indian hanno profonde radici nella scena punk inglese della seconda metà degli anni ‘70 ed in generale nella comunità anarchica, da cui si è sviluppato anche il movimento industrial. ‘Drop P’ è stato scritto in parte a Reykjavik e in parte in una casa a quaranta minuti da Akureyri, dall’altra parte dell’isola dove vi assicuro le temperature sono molto rigide. In quel luogo alquanto ameno il trio si è isolato per due settimane per scrivere, sperimentare e stare insieme. Personalmente ho avuto la fortuna di vedere le sorelle Karólína e Hrafnhildur Einars Maríudóttir e Fríða Björg Pétursdóttir un paio di volte a Iceland Airwaves e sapevo bene cosa aspettarmi. In questo nuovo disco però tutta la loro attitudine distruttiva si è però tradotta anche in soluzioni melodiche vincenti ed arrangiamenti leggermente più accessibili e originali. Il featuring di Blanco Teta non è la sola idea strampalata in una scaletta che vive di jazz almeno quanto di noise rock, di punk alla vecchia maniera ma pure dell’incapacità di scrivere due parti vocali simili tra esse. ‘screwdriver’ è la traccia più rappresentativa ma non tanto per come suona. Perché la musica del trio si fissa sul serio in testa come la punta di un cacciavite. E poi sono problemi, ve lo dico..


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