One More Satellite
One More Satellite
Symphonic
Pubblicato il 31/07/2025 da Francesco Brunale
Songs
1. Paper Over The Cracks
2. Vultures
3. Long Way Down
4. Drowning Out The Sun
5. Serenade
6. Can Of Worms
7. Willow Mae
8. Spit It Out
9. Pull Back The Veil
10. Your Call

Da quando gli Stone Temple Pilots si sono fermati (parliamo del 2020), i fratelli DeLeo si sono dedicati a tanti progetti che hanno trovato il favore di qualche irriducibile fan feticista, appassionato al monicker storico della band di San Diego. Ora, dopo Robert, tocca al chitarrista Dean DeLeo mettere su un side project con il cantante inglese Pete Shoulder che prende il nome di One More Satellite. Sgombriamo subito il campo da equivoci vari, entrando nel merito della questione. Questo album, in cui alla batteria si alternano anche Eric Kretz e Brian Tichy, è di ottima fattura e presenta un sound che è un misto tra l’acustico “Perdida” e gli ultimi due lavori omonimi con alla voce Scott Weiland e Jeff Gutt. Il duo, in quasi l’intera totalità del disco, non spinge mai sull’acceleratore e questa sembra una scelta ponderata più che una forzatura. Del resto, le iniziali “Paper Over The Cracks” e “Vultures” hanno quel tocco tipico degli S.T.P., con la chitarra laconica di DeLeo che fa tutta la differenza del mondo e su cui si incastona la voce di Shoulder che cerca in qualsiasi modo di divincolarsi dal paragone con i suoi più illustri predecessori (ci inseriamo nel gruppo anche Chester Bennington). Purtroppo, però, ci si chiede come questa meravigliosa “roba” sarebbe stata se a cantare ci fossero stati Weiland o Gutt (che è una sua fotocopia). Sembra quasi naturale che il materiale in questione sia stato scritto più per la sua band madre e non per questa “scappatella” artistica. Anche quando si accelera con moderazione (vedi “Long Way Down”), tutto funziona per il meglio. I cori sono perfetti, così come i bridge e le melodie, ficcanti come non mai. Insomma, si viaggia in quella che doveva essere la dimensione dei “Piloti” all’interno del nuovo secolo con perle sparse qua e la che rispondono al nome di “Serenade”, ballata oscura e malinconica, di “Can Of Worms”, perfetta per le radio nostalgiche degli anni novanta, e di “Spit It Out” che pare essere una b-side dell’ultimo disco che vide protagonista Weiland. Il problema in tutto ciò, ma speriamo di sbagliare, è uno solo, ovvero l’anonimato a cui andrà incontro un lavoro del genere che, invece, è una piccola luce di speranza all’interno di tanto oblio musicale che domina le nostre orecchie da troppo tempo. La gente vuole ancora gli Stone Temple Pilots o qualcosa del genere e per i side project sembra non esserci più spazio, con sommo dispiacere di chi fa musica.

Songs
1. Paper Over The Cracks
2. Vultures
3. Long Way Down
4. Drowning Out The Sun
5. Serenade
6. Can Of Worms
7. Willow Mae
8. Spit It Out
9. Pull Back The Veil
10. Your Call
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