
Ho aspettato qualche giorno in più prima di scrivere la recensione di quest’album per evitare di analizzarlo a caldo, ma la prima impressione è stata confermata dagli ascolti successivi. Quando uscì la news della reunion con Michael Kiske e del carrozzone con Andi Deris (il solo che merita ancora di essere visto in tour) e Kai Hansen (un lontano ricordo dell’ascia di ‘Walls Of Jericho’ e del primo ‘Keeper Of The Seven Keys’) ho provato la medesima sensazione ovvero di trovarmi al cospetto di un’operazione commerciale con poche fondamenta artistiche. ‘Giants & Monsters’ è tutto questo. Un disco costruito per riproporre dal vivo una formazione che ha scritto la storia del power metal, in generale della musica heavy di fine anni ‘80, e che grazie all’ex-Pink Cream 69 e a dischi come ‘Master Of The Rings’ e ‘The Time Of The Oath’ ha saputo superare indenne le mazzate provenienti da altri trend come il grunge o l’alternative metal. Proprio come non mi interessa di vedere il trio delle meraviglie che si scambia le parti vocali on stage, non hanno senso composizioni boriose e prive di alcun mordente come ‘Savior Of The World’, ‘Hand Of God’ e ‘Under The Moonlight’. A produrre il lavoro sono stati Charlie Bauerfiend e Dennis Ward, giusto per accontentare un po’ tutti i membri, ‘This Is Tokyo’ è un astuto omaggio al Giappone, mercato che ha sempre portato guadagni importanti, e ‘Universe (Gravity For Hearts)’ l’unico episodio che rimane un po’ di più in testa. Niente comunque a che vedere con ‘Helloween’ e col glorioso passato e, in tutta sincerità, è normale provare un po’ di tristezza. A pensare solo al vile denaro si incappa in brutte figure.


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