
Vi assicuro che non sto ascoltando altro da almeno un mese e mezzo. Deftones e Revocation. Revocation e Deftones. Con il loro nono lavoro in studio, gli americani sono tornati all’epicità ed all’approccio compositivo di ‘Chaos And Forms’ eppure lo hanno fatto con una line-up profondamente modificata. Di quell’album mitico è rimasto solo il leader David Davidson. Dietro le pelli troviamo Ash Pearson e, leggete bene quello che sto scrivendo, l’ex-3 Inches Of Blood è qualcosa di totalmente assurdo. La sezione ritmica è arricchita dal bassista Alex Weber, ex-Obscura e dal vivo pure con Defeated Sanity, Sabbath Assembly e Jeff Loomis, mentre l’altro chitarrista adesso è Harry Lannon. Mai sentito niente del genere e non c’entrano un cazzo il death, il thrash o il metal nella sua complessità e diversità. Quando parte ‘Buried Epoch’, oltre sette minuti di durata con ospite Luc Lemay dei Gorguts, parto anche io. Stare dietro a tanta bellezza compositiva è magnifico e ripaga di anni di sacrifici questi musicisti da anni ai vertici della scena estrema. Il successore di ‘Netherheaven’, altro disco che ho consumato e di cui vi ho parlato alla grande su queste pagine, è stato prodotto direttamente da Davidson con il mixaggio ed il mastering curati da sua maestà Jens Bogren (Bloodbath, Amorphis). La copertina è cura di Paolo Girardi (Bell Witch, Cryptopsy) mentre il singolo ‘Cronenberged’, che vede la partecipazione di Jonny Davy dei Job For A Cowboy, è stato promosso con l’azzeccato videoclip di Dave Brodsky. ‘Sarcophagi Of The Soul’ e ‘Dystopian Vermin’, sul tema dell’intelligenza artificiale e su come le nostre vite possono essere condizionate, rimarranno a lungo nella mia playlist, Travis Ryan dei Cattle Decapitation si sarà divertito tantissimo su ‘Confines Of Infinity’ e un altro featuring d’effetto è quello di Gilad Hekselman in ‘The All Seeing’. Sarebbe però stupido stilare classifiche sia tra i pezzi di questa scaletta sia tra ‘New Gods New Masters’ ed i lavori precedenti. La verità è che ci sono poche formazioni in grado di reggere l’impatto tecnico-tellurico dei Revocation. Forse gli Obscura, che continuo ad amare alla follia nonostante la giravolta di membri a cui abbiamo assistito di recente. Forse i Blood Incantation di ‘Timewave Zero’ e ‘Absolute Elsewhere’. Il resto è noia e invece i Revocation non annoiano mai. Anzi stupiscono, sorprendono, abbattono nuovi limiti. ‘Data Corpse’ rappresenta il culmine di un approccio diretto e brutale, capace di fondere thrash, death, prog, intensità mortale, follia ritmica e atmosfere macabre. Roba da capogiro e musica estrema per periodi estremi.


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