
Se vi serve del vero ketchup per le patatine fritte dovete andare al supermercato, ma se quello che vi interessa è principalmente ravvivare la vostra giornata l’EP della band londinese fa al caso vostro. Visti assieme agli scatenati Spleen, attenzione perché il loro full lenght di debutto segnerà una svolta per il panorama rock italiano, di spalla ai Buzzcocks, guidati magistralmente da uno Steve Diggle per cui il tempo sembra sul serio fermato, i quattro miscelano molto bene influenze punk old school con retaggi ska e pub rock di qualità. The Ovines è scarica elettrica pura e quello che dal vivo si traduce in energia, sudore e fatica, in studio si riflette in una manciata di pezzi che mostra grande affiatamento e lucidità nelle scelte artistiche. Matt Adams è il frontman che non ti aspetti. Potrebbe essere la prossima persona incrociata in metropolitana o l’impiegato delle poste che non fa scorrere la fila, però appena si alza il colletto della camicia e attacca a urlare nel microfono l’atmosfera si scalda improvvisamente. L’EP è stato registrato agli Albion Rooms di Margate, sotto la supervisione di Bill Gautier, produttore che ricordiamo per le collaborazioni con Paul McCartney, “Fast” Eddie Clarke e The Cure. Il suono non è da due dollari ma nemmeno pulito e rileccato come quello di tante uscite rock di oggi. La verità è che la band non ne ha bisogno. I ritornelli sono catchy e la componente dub dona varietà alle ritmiche, ma il resto lo fanno l’aggressività delle chitarre e una sezione basso-batteria che pare provenire dalla seconda metà degli anni settanta. Solo diciassette minuti, ma pezzi come ‘Ten Street Mile’ e ‘Loose Change’ lasciano intendere tanto cuore e una personalità rara da trovare in circolazione e ‘Loser Mate’ è un grido per coloro che cercano di arrivare alla fine della giornata mentre il mondo chiude un occhio.


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