
Qualche giorno fa ho trascorso una mezz’ora al telefono con i The Devils per un’intervista nata per promuovere il loro imminente tour che toccherà numerose nazioni estere, oltre che l’Italia. Parlando con il duo napoletano mi sono soffermato sui dischi che avevano ascoltato di più nello scorso anno e la loro risposta è stata univoca e decisa. Così sono andato a scaricarmi ‘Hallelujah! Don’t Let the Devil Fool Ya’ e ho letto la storia di questo artista blues-soul nato in Louisiana che si è esibito per anni in maniera semi-professionale per poi stare lontano dalla musica per diverso tempo. Non potendo più lavorare come carpentiere a causa della perdita della vista e per altre vicissitudini, Finley si è rifatto vivo nell’ambiente musicale nel 2016, pubblicando il debutto ‘Age Don't Mean a Thing’. Grazie a quel disco è entrato in contatto con Dan Auerbach dei Black Keys, con cui ha pubblicato prima la colonna sonora originale della graphic novel Murder Ballads e poi l’album ‘Goin’ Platinum!’, anch’esso su Easy Eye Sound. La collaborazione si è rivelata duratura e infatti c’è molto di Auerbach nel successore di ‘Black Bayou’. Non si tratta di un full lenght gospel in senso stretto, a dispetto del titolo e della copertina, ma di una testimonianza personale e onesta da parte di un artista che ha uno stile del tutto unico, con profonde radici soul. La figlia Christy trasmette un tocco alla Massive Attack a ‘I Wanna Thank You’ mentre ‘Praise Him’ e ‘Holy Ghost Party’ sono dense e funky come se fossero pezzi degli ultimi anni Settanta. In ‘Can't Take My Joy’, si può quasi sentire il sangue di Finley pulsare nelle neve e ‘On The Battlefield’ è la dimostrazione che si può scrivere musica spirituale, citando il rhythm & blues degli avi senza risultare nostalgici o scontati. Non so da quanto non ascoltavo un disco blues di questo spessore.

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