
C’è stato un tempo in cui il crossover viveva di luce propria, splendeva in maniera abbagliante e proponeva artisti che segnavano il tempo con dei dischi di cui ancora oggi si parla in maniera positiva. Poi c’erano i gruppi seminali che, probabilmente, avevano lo stesso talento di chi guadagnava caterve di dollari, ma che, per un motivo o per un altro, non riuscirono ad imporsi al grandissimo pubblico. Gli scandinavi Clawfinger rientrano decisamente in questo secondo lotto: a metà anni novanta misero in cambusa una serie di ottimi lavori che, però, pur essendo lodati dalla critica, non trovarono la giusta gloria. Oggi gli svedesi, dopo tanto silenzio, si rifanno vivi con “Before We All Die” che è un concentrato di tutto ciò che già si sapeva su di loro. Brani rappati all’ennesima potenza, chitarre ribassate, melodie trasversali, cori virili e tanta rabbia in corpo: insomma, gli ingredienti rimangono sempre i medesimi, ma non c’è da meravigliarsi più di tanto. Sembra davvero di essere ritornati agli anni novanta quando partono dallo stereo proiettili impazziti come “Scum”, “Tear You Down” e “Big Brother”. Anche quando si entra in territori completamente hip hop o rap (fate voi) il risultato è molto buono, nonostante sia pregno di vintage d’autore. Per informazioni sul tema basta ascoltare con attenzione “A Perfect Day” o la mistura di “Kill The Dream” per rendersi conto di quello che i nostri ci propongono. A mettere, poi, il sigillo sul tutto ci pensa la tellurica titletrack che non dovrebbe mancare nelle loro infuocate esibizioni dal vivo, visto la potenza che sprigiona. Pur non aggiungendo nulla di nuovo a quanto già si sapeva su di loro, i Clawfinger, attraverso il proprio pilota automatico, ci riportano indietro con la mente e con il cuore, dispensando un bignami del crossover che fu e che poi si tramutò in quello che oggi tutti conoscono come nu metal.


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