
Ci sono voluti ben tredici anni per vedere materializzarsi un nuovo disco degli australiani Karnivool. La loro mistura di prog metal, che ci riporta indietro alle sonorità dei Tool mescolate a quelle dei sempre sottovalutati Dredg, rimane un piacere per le orecchie di qualsiasi fan che ami determinate atmosfere. Anche con “In Verses” la band del continente nuovissimo ha saputo fare le cose per bene, disponendo tutti i tasselli al punto giusto. Le melodie ariose si mescolano in maniera perfetta al sound pesante delle chitarre dando origine a un mix micidiale in cui la componente malinconica sembra essere perfetta per le dieci canzoni che compongono un lavoro che va ascoltato con attenzione e gustato nei suoi minimi dettagli. Partendo una volta tanto dalla fine, si potrebbe dire che la conclusiva “Salva”, con tanto di cornamuse finali, è un manifesto di quello che sono i Karnivool che possiedono quel gusto sublime per le armonie tipico di gente come gli Anathema. Pur non essendoci dei potenziali singoli all’interno del platter, le varie tracce hanno il grande pregio, pur nella loro complessità, di essere immediatamente immagazzinate. I cinque minuti di “Drone” hanno al loro interno un andamento cadenzato, un cantato alla Maynard Keenan ed un’apertura in sede di ritornello semplicemente fantastica. Stesso discorso si potrebbe fare su “Animation”, buia nel suo incedere, quasi sussurrata potremmo dire, ma esplosiva e con un anthem che non fa prigionieri. Questa ricerca della durezza, contrapposta alla melodia, rende il lavoro in questione bello e prezioso, perché ha il merito di coniare due diverse facce della stessa medaglia che non sempre certi colleghi, anche più famosi dei Karnivool, riescono a inquadrare con chiarezza. Qui, invece, tutto funziona al meglio come dimostrano tracce quali la lunghissima “Conversation” che ha il pregio di non annoiare grazie a degli arrangiamenti semplicemente superlativi e la riflessiva “Opal” che ci rimanda in modo esemplare alle atmosfere ossianiche dei summenzionati Anathema. C’è poco altro da aggiungere. Questi tredici anni non sono passati invano per i Karnivool e “In Verses” ce lo dimostra ampiamente.

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