
Sui Black Oak County le nostre idee sono sempre ancorate ad un concetto molto semplice, che il nuovo “Misprint” non ha fatto altro che confermare. In poche parole la loro musica, un alternative/nu metal che paga dazio a gente come i connazionali Volbeat, non è originale e si va a collocare in quel calderone di proposte che sta invadendo da anni il panorama musicale mondiale. Anche con il nuovo platter gli ingredienti messi sul tavolo dagli scandinavi risultano essere abbastanza stereotipati. Il singolo “Kill The Pain” è emblematico in tal senso e potrebbe essere preso come manifesto dell’album o come descrizione dello stesso. Riff violenti, in puro stile Stone Sour, chitarre ribassate, cantato che alterna parti dure ad altre melodiche, e un buon ritornello che non guasta mai. In questo modo si evolve un disco che non ha dei picchi, ma semplicemente delle linee piatte che non riescono a prendere chi si imbatte in esso. “Rock’n’Roll” è un esempio di inno da stadio risentito e risentito tante volte, mentre la ballad “Starlight” è un qualcosa a metà tra gli ultimi Linkin Park e gli Shinedown. Le cose vanno meglio quando la band prova a mettere il piede sull’acceleratore, anche se in pezzi come “Fade” e “Kiss &Tell” si ode in maniera sin troppo chiara l’influenza dei Godsmack, tanto per rimanere in tema di gruppi che hanno cavalcato quel filone che negli Stati Uniti, ad esempio, non ne vuole sapere di andare in pensione. Inoltre, se dobbiamo dirla tutta, le canzoni suonano uguali e non ci sono delle melodie epiche che ti portano a rimettere indietro la puntina del giradischi per riascoltarle. Insomma, la musica creata nella circostanza dai Black Oak County non lascia intravedere nulla di buono e soprattutto di innovativo. Sarà per la prossima volta.

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