
Sono tante le valutazioni da fare in merito a questa uscita. La prima, forse quella più significativa, è che Kristof Bathory ha saputo portare avanti il suo progetto con grande dignità nonostante la crisi del mercato e soprattutto il progressivo calo di interesse nei confronti di EBM, aggrotech e industrial metal in generale. La seconda è che Metropolis Records sta tornando a livelli importanti dopo un periodo di inevitabile difficoltà. Solo nell’ultimo periodo ha dato alle stampe ottimi lavori come ‘Time Is A Thief’ di Night Ritualz, ‘Caught In The Throes’ di Skold e ‘Pathways’ dei Birthday Massacre. ‘Anatomy Of Suffering’ si presta a paragoni sia col passato che con release moderne, col consueto mix tra industrial anni ‘90, black metal, dark electro e gothic. La leadership di Kristof Bathory è indiscussa ed al suo fianco Behemoth e Angel Nightmare danno spessore a tastiere e chitarre mentre sullo sfondo batteria organica ed elettronica si sfidano senza esclusione di colpi. Erica Dunham aka Unter Null impreziosisce ‘Autopsy Of A Spirit’ mentre ‘Autolysis’ vede la partecipazione di Marie Ann Hedonia, con cui Bathory condivide il progetto Void Stasis, e BlakMoth. Gli apici in scaletta sono però ‘Viral Decay’, uno dei migliori singoli da tempo immemore, e ‘Penumbra’, collaborazione spettacolare e su territori alquanto sperimentali con Johan Van Roy di Suicide Commando. “Anatomy Of Suffering” dei Dawn Of Ashes si chiude come un’esperienza intensa e disturbante, capace di fondere aggressività sonora e atmosfere oscure in un equilibrio convincente. Pur non reinventando il genere, l’album colpisce per coerenza e identità, lasciando un’impronta cupa ma affascinante. Un album che saprà soddisfare gli ascoltatori più inclini alle sonorità estreme e decadenti.

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