
Il kintsugi rappresenta la resilienza, insegnando ad accettare le ferite e le imperfezioni (wabi-sabi) come parte integrante della storia e del valore delle persone. Un titolo filosofico e intrigante per il debut album di una band che nutre una profonda nostalgia per il groove metal degli anni Novanta. Quel sound sporco ma allo stesso tempo tendente al commerciale, ricco di influenze thrash metal e hardcore-punk, se non addirittura sludge in certi casi, che ha lasciato il segno su un’intera generazione. I CHAOSADDICTION sono nati a Porto per volontà di Rui Alexandre (Terror Empire) e sono dichiaratamente devoti ai primi Machine Head, ai Sepultura di ‘Chaos A.D.’ e ‘Roots’, così come a Pantera, Prong e Meshuggah. Il loro songwriting mi ha comunque colpito per personalità e João Dourado, presso i Golden Jack Studios, ha saputo cogliere molto bene il feeling live dei musicisti, offrendo all’ascoltatore un ascolto organico e potente. Il bellissimo artwork di Maria “nosfewatuwu” Madalena riflette prima di tutto un approccio vecchio stile, ma non per questo retrogrado, e poi trasmette bene il senso di pezzi come ‘Lovesick’ e ‘She’s A Drug’, che vede la partecipazione di Miguel Inglês degli Equaleft. ‘Drama King’e ‘Goodbye (See You In Hell’, da cui traspare pure l’influenza degli Slipknot, o ancora ‘Fuck You, Next’ danno l’impressione di una formazione pronta a spaccare tutto on stage e farsi notare al di fuori dei propri confini già con questa opera prima. Destinati a crescere ulteriormente.


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