
Quest’album è stato ampiamente sofferto dai finlandesi, che hanno quasi rischiato di sciogliersi durante il processo. Ancora oggi ricordo quanto effetto fece su di me ‘The Lights Are Violent Here’. Il quartetto originario di Tampere è rimasto a lungo nell'ombra fertile del darkwave nordeuropeo, ma adesso sembra avere trovato la propria voce definitiva. ‘Night Church’ arriva dopo una gestazione lunghissima, visto che i lavori erano iniziati già quattro anni fa, e porta con sé il peso e la grazia di chi ha attraversato cambi di formazione, crisi personali e rifondazioni silenziose. Il risultato è un album che supera ampiamente i precedenti lavori per coerenza, profondità emotiva e maturità sonora. Il nuovo cantante, Joonas Verho, ha portato un approccio rock e carico di energia nella musica della band e la sua duttilità rende sicuramente l’ascolto più dinamico. Tytti Toppari è poi sublime nelle backing vocals e senza ombra di dubbio una delle migliori tastieriste dell’intera scena. ‘Night Church’ rompe gli schemi, si distacca dagli stereotipi creati da H.I.M. e Nightwish e fonde influenze pop, metal ed elettroniche con una sensibilità compositiva rara da trovare in circolazione. In scaletta troverete pezzi fragili ed altri decisamente live-oriented, ballate dark e momenti più ballabili e commerciali. Una tensione sintetica che cita i Sister Of Mercy almeno quanto i Beastmilk, che guarda al passato ma non disdegna ammiccamenti alle sonorità di Boy Harsher o Lebanon Hanover. In ‘Dark Flowers’ - perfetta per fare breccia nelle playlist dei servizi streaming che tanto vanno di moda oggi - la differenza la fanno soprattutto le chitarre di Teemu Rantanen e Joni Bitter, con un tappeto abrasivo e melodico che permette al ritornello di aprirsi come uno squarcio di luce nel buio. ‘Run & Shout’ e ‘Fire’ sono altri due apici assoluto, in bilico tra colonne sonore, Bauhaus, New Order e Editors. Spettacolare anche la chiusura, con i nove minuti micidiali di ‘All The Love Will Fade Away’, epica e trascinante con stratificazioni multiple e un cantato quanto mai evocativo. Una traccia che basterebbe da sola a consigliare l’acquistore del successore di ‘Black Weddings’. Laddove il gothic metal lappone tende alla grandiosità orchestrale, alle chitarre con accordatura bassa, alle parti vocali operistiche o al growl, i Rain Diary agiscono in uno spazio molto più intimo e urbano. Non c'è nulla di pomposo in ‘Night Church’ e la produzione è al servizio dell'emozione, non del virtuosismo. Le chitarre non fanno il verso a Amorphis o Sentenced; i synth non cercano la solennità dei Nightwish, ma semmai il legame più stretto è riconducibile alla tradizione del post-punk anglosassone e della darkwave continentale. Un album che merita assoluta considerazione e che appare destinato a riscrivere le regole con cui fino a questo momento ci siamo avvicinati alla musica rock e metal finlandese.


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