
Nella presentazione di quest’album è stato sottolineato come l’avant-grind si sia evoluto e espanso nell’ambient noise. Molto interessante, ma credo che il motivo di maggiore curiosità sia legato al fatto che una materia sonora del genere non sia stata trattata in qualche ameno luogo dell’Est Europa o negli Stati Uniti, ma in Italia. ‘To The Usual Atomic Rhetoric, Vol.1’ è infatti una release estrema di spessore internazionale e segna una frattura col grind-death tradizionale oltre che con la tipologia espressiva consueta del duo. Nati alla fine degli anni Novanta, i Dysmorfic hanno costellato la propria discografia di EP e singoli, di un numero spropositato di split e di un solo full lenght, ‘Suffer And Die’, edito una ventina di anni fa da Extremist Records. Adesso è giunto il momento di tornare ad un formato nel quale il linguaggio sperimentale e le contaminazioni potessero trovare uno spazio maggiore e non nascondersi dietro all’aggressività primordiale, spesso rapida e letale, del grind tout-court. ‘Movements’ ha segnato un’epoca di influenze jazz, ‘To Defy The Laws Of Grindcore’ è stato esposto a importanti divagazioni nel prog, grazie alla collaborazione con Cristiano Roversi (insieme a Massimo Zamboni per i magnifici Dracula e Sonata a Kreuzberg), coinvolto pure stavolta per produzione e mixaggio. ‘To The Usual Atomic Rhetoric, Vol.1’ vede invece la collaborazione di +DOG+, artista sperimentale di Boston, con cui i lombardi condividono l’amore per Man Is The Bastard. Ne sono uscite fuori cinque tracce che manifestano il desiderio di Thomas e Buccia di cambiare le regole. In attesa del secondo volume, previsto prima della fine dell’anno, la visione radicale e stratificata dei Dysmorfic si esprime attraverso sofferenza e dolore, equilibri instabili ma coerenza assoluta, stacchi violenti, architetture progressive e atmosfere insalubri. Soprattutto tanto rumore. Tanto rumore, che scuote le membra.


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