
Dopo sette lunghissimi anni di silenzio, ecco ritornare in scena il bizzarro progetto a firma Les Claypool e Sean Lennon (The Claypool Lennon Delirium). Inoltre, ci sono voluti ben tre anni di gestazione per riuscire a mettere nero su bianco e poter pubblicare “The Great Parrot-Ox And The Garden Egg Of Empathy”, un album che mescola al meglio le due anime del binomio in essere, ovvero quella sperimentale degna del miglior Frank Zappa (Claypool) e quella decisamente più melodica facente, ovviamente, capo ai Beatles (Lennon). Dunque, andando nello specifico, sembra di stare davvero sulle montagne russe. Da una parte ci sono i chiari riferimenti al quartetto di Liverpool, attraverso una serie di canzoni melodiche e di spessore notevole come “Wap (What A Pradicament)”, “Mantra Of The Manatee” e “Meat Machines”. Dall’altra, invece, si cammina sulle uova andando a lambire territori simili a quelli percorsi dai Primus e dai veri progetti che il suo mentore ha messo su e ha reso famosi in tutto il pianeta, grazie a composizioni stranissime come “The Wake Up Call”, “Troll Bait” e “Through The Horizon”. Alla fine, a mettere d’accordo tutto e tutti, ci pensa la conclusiva “It’s A Wrap”, una sorta di suite divisa in due parti: la prima si basa su melodie chiare e limpide dove si nota la mano pesantissima di Lennon; la seconda, di contro, è tutta un saliscendi di ritmi sincopati e armonie (si fa per dire) molto trasversali in cui è il basso sontuoso di Claypool a recitare un ruolo di rilievo. Come era facile preventivare alla vigilia, si tratta di un lavoro dalle due facce e dai connotati complessi e contorti. Bisogna avere una doppia anima (melodica e sperimentale) per poter capirlo appieno. Ad ogni modo, la qualità non manca ed è questo il dato più rilevante.


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