
Premetto che gli autori di ‘Stormblåst’ e ‘Enthrone Darkness Triumphant’ non hanno mai incontrato troppo i miei gusti in termini di black metal e che quando sono caduti in profonda crisi non sono stato così dispiaciuto. La verità è che mi hanno sempre lasciato abbastanza indifferente, sia quando dominavano le orchestrazioni sia quando, consapevoli del proprio successo e con l’appoggio di una casa discografica importante, erano ancora convinti di potere fare il bello e cattivo tempo nel genere. Adesso che il successore di ‘Eonian’ è realtà non è cambiato molto. Lo trovo un disco più che sufficiente, ben suonato e prodotto come si deve, dal solito Fredrik Nordström, ma privo di qualsiasi spunto di originalità e genio che dovrebbe avere un disco di questo tipo (‘Ascent’ e ‘Ulvgjeld & Blodsødel’ per esempio sono singoli alquanto noiosi). Non mi ha dato l’impressione, né al primo impatto né dopo diversi ascolti, di un disco fortemente voluto e costruito con sapienza dopo un lungo silenzio. Al contrario sembra un disco scritto e registrazione nel giro di qualche mese, forse un anno. Non certo di otto. Shagrath e Silenoz sono invecchiati ma il problema non è l'età anagrafica, ma quella artistica. 'Grand Serpent Rising' appare come un lavoro incapace di trovare una direzione precisa, sospeso tra il desiderio di recuperare il passato e quello di restare ancorato alla formula che ha reso i Dimmu Borgir un nome richiamo. Il risultato è un disco patinato, estremamente professionale, ma terribilmente prevedibile. Ogni riff sembra richiamare qualcosa già ascoltato nella loro discografia, ogni orchestrazione arriva esattamente nel momento in cui ci si aspetta che arrivi e il cantato non riesce mai a trasmettere quella sensazione di urgenza o ferocia che dovrebbe caratterizzare un album di black metal sinfonico. La sensazione predominante è quella di ascoltare una band che si limita ad amministrare il proprio marchio. Manca il coraggio di rischiare, di sorprendere, perfino di fallire tentando qualcosa di differente. In paragone all’ultimo dei Mayhem scompare, ma anche a confronto con ‘Coronach’ degli Hellripper o ‘Monolith’ di Mork non fa una bella figura.


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