
L’AOR è un genere che non morirà mai. Di questo possiamo esserne convinti. Dopo aver avuto un successo incredibile, tra la fine degli anni settanta e gli ottanta, grazie a band monumentali come Toto, Foreigner, Boston e Journey, questo modello musicale ha continuato a vivere in un sottobosco così folto da perdersi dentro ed a resistere alle mode imperanti dei vari periodi. Poi, a fare il resto, ci hanno pensato etichette come la Frontiers che ha fortunatamente dato nuova linfa ad artisti giovani (e non solo) che stanno cercando di mettere in pratica la lezioni dei grandi del passato. Gli svedesi Grand rappresentano una certezza in questo campo. Il loro “Guilty Pleasure” è un album variegato, dai connotati tipici di quegli anni, ma con una produzione moderna che lo rende frizzante e, allo stesso tempo, attuale. Dopo un inizio quasi malinconico con l’opener “Wild Heart” si entra nel pieno della materia attraverso un pugno di canzoni che sono pregne di melodie accattivanti come la titletrack e, soprattutto, la splendida “Party Galore” che ha le stigmate del singolo perfetto con un ritornello che spacca. Ci si imbatte, a volte, in soluzioni degne dei migliori Toto periodo “Isolation” (“Coldhearted”) o degli immancabili Foreigner (“Still So Beautiful”). Se una pecca la si vuole trovare, ma questa è un’opinione prettamente personale, è il cantato troppo sdolcinato di Mattias Olofsson. Non osiamo immaginare che cosa sarebbero queste canzoni se a cantarle fossero stati un Jeff Scott Soto (l’uomo perfetto per qualsiasi stagione) o l’immenso Bobby Kimball. Probabilmente avrebbero raggiunto vette incredibili, ma tant’è. Ci si deve accontentare di quello che passa il convento a nome Grand che, nel caso di specie, è di tutto rispetto. Per questo, quando partono in modo anche randomico composizioni come la rockeggiante “Have Little Faith In Me”, la zuccherosa “Undo”, nella quale le tastiere ricoprono un ruolo stradominante, o una “Amelie” che vira sempre verso i Toto periodo Frederiksen si è contenti in modo contenuto, ma lo si è. Il piacere nascosto che questo platter ha è proprio quello di farci ritornare giovani e capire (anche se non ce ne era bisogno) di come l’AOR sia un genere che non morirà mai.

Le immagini presenti su questo sito, incluse copertine di album e fotografie degli artisti/band, sono utilizzate esclusivamente a fini informativi, didattici e/o di recensione, nel rispetto delle eccezioni previste dalla normativa sul diritto d’autore (art. 70 L. 633/1941 e s.m.i.). Tutti i diritti restano di proprietà dei rispettivi titolari (autori/fotografi, etichette, editori, agenzie). Le fotografie di persone possono essere soggette a ulteriori diritti di immagine e di personalità. Le immagini sono mostrate in risoluzione ridotta, con attribuzione quando disponibile, e non sono destinate a uso commerciale né a sfruttamento pubblicitario. L’uso delle immagini non implica approvazione o affiliazione da parte degli artisti, delle etichette o dei titolari dei diritti. Se ritieni che un contenuto violi diritti di terzi, contattaci: provvederemo alla verifica e, se del caso, alla rimozione tempestiva.