
Se amate Kreator, Slayer e primi Sepultura questo è assolutamente il disco che fa per voi! Gli svedesi sono giunti alla terza fatica in studio e già con i precedenti ‘The Warriors Awakening... Brings the Unholy Slaughter!’ e ‘The Gates Beyond Mortality’ avevano saputo mettersi in luce nella comunità thrash. Mancava però ancora qualcosa, quel salto qualitativo in grado di rendere imprescindibile una formazione che fino a quel momento era rimasta anonima. La line-up si è arricchita con l’ingresso del bassista Adam Sjö (negli Overture come il cantante Adrian Tobar) e del drummer Felix Wahlund (attivo anche con Nazghot e Northborn) ma il pezzo forte rimane il chitarrista Tobias Ozzy Lindström, pure negli ottimi Bloodstain che stanno compiendo passi da gigante nella scena svedese. Le influenze black metal rendono più vario e aggressivo il songwriting e pezzi come ‘The Darkened Sphere’, ‘Forever Feared’ e ‘Eyes Of Wrath’ mostrano una band finalmente consapevole di poter andare oltre il semplice esercizio di devozione verso il thrash degli anni Ottanta. Gli Eternal Evil non hanno alcuna intenzione di inventare qualcosa di nuovo, e probabilmente sarebbe persino controproducente chiederglielo. Qui bisogna mettere da parte l’ansia da innovazione e godersi il piacere perverso di un riff che sembra arrivare direttamente da una sala prove del 1986, quando per suonare più veloci, cattivi e rumorosi bastava alzare il volume e pregare che l’amplificatore resistesse fino alla fine del pezzo. L’album funziona soprattutto quando accelera e lascia che la componente black emerga senza prendere completamente il sopravvento. Le chitarre sono taglienti, il drumming di Wahlund picchia con convinzione e la voce di Tobar conserva quella ruvidità sgraziata che ben si adatta a un immaginario fatto di morte, occultismo e distruzione. Non c’è spazio per raffinatezze superflue: gli Eternal Evil preferiscono costruire muri di riff, abbatterli con una raffica di blast beat e poi ricominciare da capo. Rispetto al passato, la band sembra aver imparato a gestire meglio la propria furia. I brani hanno maggiore personalità, le accelerazioni sono inserite con più criterio e alcuni passaggi rallentati contribuiscono a creare quella sensazione di minaccia permanente suggerita dal titolo. È un disco che non cerca di conquistarti con un ritornello da canticchiare sotto la doccia: vuole piuttosto convincerti che forse sarebbe meglio non fare la doccia, perché qualcosa di terribile potrebbe aspettarti dietro la tenda. Vecchia scuola, cattiveria moderna e quella sana dose di zolfo che non guasta mai.


Le immagini presenti su questo sito, incluse copertine di album e fotografie degli artisti/band, sono utilizzate esclusivamente a fini informativi, didattici e/o di recensione, nel rispetto delle eccezioni previste dalla normativa sul diritto d’autore (art. 70 L. 633/1941 e s.m.i.). Tutti i diritti restano di proprietà dei rispettivi titolari (autori/fotografi, etichette, editori, agenzie). Le fotografie di persone possono essere soggette a ulteriori diritti di immagine e di personalità. Le immagini sono mostrate in risoluzione ridotta, con attribuzione quando disponibile, e non sono destinate a uso commerciale né a sfruttamento pubblicitario. L’uso delle immagini non implica approvazione o affiliazione da parte degli artisti, delle etichette o dei titolari dei diritti. Se ritieni che un contenuto violi diritti di terzi, contattaci: provvederemo alla verifica e, se del caso, alla rimozione tempestiva.