
Il video di ‘Go F*** Urself’ descrive bene la natura di questa band del tutto inclassificabile proveniente dal Sud di Londra. Su Wikipedia, qualcuno lo usa ancora in tempi di intelligenza artificiale, i Fat Dog vengono definiti new rave, dance punk, revival e pure windmill scene. Immagino che vi renderete conto che si tratta di un’accozzaglia di termini messi insieme per appiccicare un’etichetta e vendere qualche copia in più. In realtà non credo che i ragazzi ne abbiano bisogno perché dal vivo sarebbe sufficiente metà dell’euforia trasmessa col materiale in studio. Una cosa è certa ovvero che la base elettronica, a volte più punk ed in altri frangenti maledettamente pop, è decisiva nell’economia sonora di ‘Cancel Me (I’m Tired)’, nei negozi a due anni di distanza dall’esordio ‘Woof.’. Rispetto alle prime tracce, la produzione ha compiuto passi in avanti notevoli e in scaletta si passa da synth leggendari e trame intrise di malinconia a momenti nei quali la carica adrenalinica e danzereccia domina la scena. Joe Love, frontman non trascurabile, si è occupato dei suoni assieme a Oli Bayston, in passato a servizio di Kelly Lee Owens, e il risultato è un album costruito su dieci potenziali singoli di successo, che non hanno niente ma proprio niente di quello che dovrebbe avere un singolo di successo. I Fat Dog non sono mainstream eppure hanno un accento melodico clamoroso. Non fanno nulla per piacere a tutti, e proprio per questo riescono a piacere a molti. Le canzoni hanno quell'urgenza di chi sul palco non riesce a stare fermo mezzo secondo (‘Shit Love’ e ‘Bad Dog’), ma stavolta si sente anche la cura di chi ha lavorato in studio con pazienza. I synth non sono più soltanto un'arma d'assalto: respirano, si allargano, lasciano spazio a un'inquietudine di fondo che dona all’album una profondità inattesa. L'ironia resta, e per fortuna, ma convive con una vena più amara che rende l'ascolto meno scontato di quanto il titolo e la copertina lascino intuire. 'Cancel Me (I'm Tired)' non cancella proprio niente, anzi. Conferma una band che ha ancora tanto da dire, e da urlare, e che ha trovato il modo di farlo senza smettere di ballare (‘Smile And Wave’). Qualche traccia, inevitabilmente, funziona meglio se la si immagina in mezzo a una folla scatenata, e c'è da dire che la foga talvolta ha la meglio sulla rifinitura. Sono dettagli, però, che nel contesto di un lavoro così energico e personale pesano molto poco. Quello che conta è che i Fat Dog non somigliano a nessuno, e in un panorama dove tutti si assomigliano un po' troppo fa la differenza.


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