
In attesa che ‘System Error: Humanity’, il nuovo lavoro in studio dei Walls Of Jericho, irrompa sul mercato, questo è l’album che è riuscito a trasmettermi maggiore profondità e intensità negli ultimi mesi. Nello specifico si parla di progressive metalcore e la band originaria del Nevada ha alle spalle altre due sessioni di registrazione importanti. Prima ‘Ghost’ e poi ‘Realm // One’ avevano già messo in luce le qualità del quintetto, ma è con queste undici tracce che i Fervence possono affermare, con assoluta certezza, di aver raggiunto la maturità compositiva. ‘Constructs’ non ha infatti punti deboli, spinge fortissimo sulle ritmiche e trova nell’approccio vocale assurdo di Stevie B. un’arma formidabile. Per far male e per distinguersi. La cantante passa senza apparente sforzo da uno scream viscerale, quasi lacerante, a linee melodiche catartiche, riuscendo a donare a ogni brano una carica emotiva debordante. È proprio questa costante tensione drammatica a fare da filo conduttore lungo l'intero ascolto, elevando album oltre i tipici standard del genere. Dal punto di vista puramente strumentale, la sezione ritmica si rivela un tritacarne di precisione chirurgica. Le chitarre intessono trame iperboliche, costruite su tempi dispari, breakdown devastanti e riff dall'impronta chiaramente djent, ma senza mai perdere di vista il senso della misura e della struttura formale. Non si tratta di mero tecnicismo fine a sè stesso. Ogni arpeggio dissonante e ogni ripartenza violenta sono piazzati esattamente dove devono stare per massimizzare l'impatto sull'ascoltatore. Tracce micidiali come ‘Pathways’ e ‘Zenith’, ma anche i passaggi più atmosferici e dal respiro quasi post-metal dimostrano quanto la band sia maturata nella gestione delle dinamiche. L'elettronica, usata come sottile tessuto di sottofondo, arricchisce il sound di sfumature futuristiche e aliene, enfatizzando il concetto formale ed esistenziale che il titolo suggerisce. La produzione, moderna, lucida ma incredibilmente organica, permette di cogliere ogni singola sfumatura, conferendo alla batteria un suono pieno e imponente e valorizzando i bassi nei momenti di massimo groove. I Fervence dimostrano di aver assimilato le lezioni dei maestri moderni del metal progressivo e del metalcore, rielaborandole con una personalità strabordante e una freschezza rara. Un’opera solida, feroce e priva di fronzoli che merita di essere ascoltata a volume altissimo.


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