
Una delle scene black metal più interessanti degli ultimi anni si arricchisce della seconda fatica in studio dei Mannveira, band fondata nel 2010 dal chitarrista-cantante Illugi Kristinsson, che ricordo negli Abacination, e dedita a una forma d’arte quanto mai nichilista e estrema. Nel 2025 Óskar Þór è diventato il secondo chitarrista e Jón Haukur Pétursson, ex-Cult Of Lilith e Devine Defilement, è entrato come nuovo bassista. Un cambio di line-up che ha sicuramente portato solidità, oltre a un contributo tecnico superiore, rendendo il profilo di questa tetra entità nata dalle parti di Reykjavik più internazionale. Rispetto all’esordio ‘Vítahringur’, la produzione appare più competitiva e pezzi come ‘Lygar Himinsins’ e ‘Bölvunin’ non danno scampo all’ascoltatore. Crudo e dissonante nella sua essenza, l’album intreccia un black metal abrasivo con passaggi atmosferici e melodici di spessore (‘Stormur’), presentandosi come un’opera tanto inquietante quanto ostile. Con ‘Vesöld’, i Mannveira hanno saputo raggiungere un equilibrio tra assalti ritmici senza controllo e razionalità (‘Aumingi’), con una fredda corrente melodica sotterranea che si fa strada attraverso la discordia. Un ritorno avvincente dalle profondità dell’underground black metal islandese (Kontinuum, Svartidaudi, Wormlust..) e una scaletta capace di distinguersi nella melma attuale. Il merito maggiore dei Mannveira è quello di non confondere l’approccio radicale alla musica con la semplice saturazione sonora, costruendo un album che sa essere violento senza rinunciare alla sperimentazione. ‘Vesöld’ non cerca facili aperture né concessioni a un pubblico più ampio: preferisce scavare, insinuarsi e lasciare dietro di sé una sensazione di disagio che persiste anche dopo l’ultimo riff. È black metal che non ha bisogno di ostentare la propria oscurità, perché la porta impressa in ogni passaggio, tra accelerazioni feroci, atmosfere gelide e melodie che sembrano emergere da un paesaggio devastato. In un genere che troppo spesso si accontenta di replicare formule ormai logore, i Mannveira dimostrano di avere una visione precisa e una personalità riconoscibile. Non sarà un ascolto accomodante, né tantomeno un disco da consumare distrattamente, ma proprio nella sua natura malvagia risiede il suo fascino più autentico. E se queste sono le premesse, il black metal islandese ha ancora parecchie ragioni per inquietarci.

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