Scars On Broadway
Daron Malakian and Scars on Broadway
Interscope
Pubblicato il 02/08/2008 da Lorenzo Becciani
Songs
1. Serious 2:07
2. Funny 2:55
3. Exploding/Reloading 2:15
4. Stoner-Hate 2:01
5. Insane 3:07
6. World Long Gone 3:16
7. Kill Each Other/Live Forever 3:05
8. Babylon 3:57 $
9. Chemicals 3:13
10. Enemy
11. Universe 4:15
12. 3005 2:54
13. Cute Machines 3:03
14. Whoring Streets 3:01
15. They Say 2:48
Songs
1. Serious 2:07
2. Funny 2:55
3. Exploding/Reloading 2:15
4. Stoner-Hate 2:01
5. Insane 3:07
6. World Long Gone 3:16
7. Kill Each Other/Live Forever 3:05
8. Babylon 3:57 $
9. Chemicals 3:13
10. Enemy
11. Universe 4:15
12. 3005 2:54
13. Cute Machines 3:03
14. Whoring Streets 3:01
15. They Say 2:48
Nel nostro lungo cammino musicale si tende inevitabilmente a identificare quasi sempre un gruppo con il proprio frontman. Ancora più difficile toglierselo dalla mente quando costui è un personaggio del calibro di Serj Tankian. I più scettici di voi diranno che gli Scars On Broadway sono "mezzi" System Of A Down e in fondo è vero. Daron Malakian e John Dolmayan hanno dato vita a questo progetto una volta ufficiale la separazione, scioglimento, pausa del gruppo che li ha resi famosi e se ascolterete questo disco sperando di imbattervi in un album come "Toxicity" rimarrete molto delusi. Non solo perché la voce di Tankian non può essere in alcun modo sostituita e in ogni caso paragonata a quella dello stridulo Malakian ma soprattutto perchè gli arrangiamenti nutriti di genio seppure essenziali delle canzoni che hanno lanciato in orbita gli armeni qua sono stilizzati in forma microscopica come se questo debutto fosse stato registrato in un garage in presa diretta. Una volta entrati nel giusto ordine d"idee sarete pronti per godervi questo esordio scanzonato e tremendamente vitale che i due "ribelli" hanno confezionato per i loro affezionati. Le canzoni inserite all"inizio sono non a caso quelle più giocose e chiassose quasi volendo sdrammatizzare subito il contesto generale o comunque prendere le distanza dall"impronta sempre seria e distaccata della controparte ("Serious" e "Funny"). Con "Stoner/Hate" e "Insane" il disco comincia a decollare muovendosi in territori più consoni a quelli dei seguaci dei System Of A Down. "World Long Gone" la perla alternative che illumina una parte centrale dell"album spesso costretta a salvataggi dell"ultimo momento per non deragliare totalmente ("Chemicals"). L"incedere morboso dei due diventa sempre più consistente col passare dei minuti e si avverte nell"aria qualcosa di grande che stranamente arriva nel finale. "Enemy" e "Universe" ci fanno tremare dentro spalacando le porte dell"anima a gioielli schizoidi come "3005" e "Cute Machines". Tutto questo prima dell"ultimo pezzo, non una lunga litania conclusiva ma il primo singolo dell"album. E" la politica "They Say" a chiudere infatti le danze con spaventosa efficacia. Lamentatevi pure ma questo è un disco che brucia...

For we live in sin, for we will win
I watched the president kiss his family
For we live in sin, for we will win
I watched the president fuck society
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