
I problemi di salute che l’hanno perseguitata negli ultimi mesi – aggiunti ad una situazione psichica in apparenza non sempre stabile – non hanno impedito a Jill Janus di confezionare un terzo lavoro in studio che le permetterà di allargare ulteriormente una fanbase già consistente. Inutile chiedere ai californiani innovazioni o progressi particolari, la loro devozione per le origini dell’heavy metal sono note ed al limite possiamo imbatterci in qualche passaggio più squisitamente rock n’ roll e qualche altro epico e solenne come se fosse stato scritto dai Manowar o dai Judas Priest. Il video di ‘Sorrow’, ancora una volta girato da Phil Mucci, è perfetto per calarsi nell’immaginario surreale della band ma anche ‘Flesh’ e la title track sapranno conquistarvi con la loro immediatezza. Dietro allo splendido artwork di Vance Kelly – in passato collaboratore di Down, Ghost e The Sword - ed a testi ambigui come ‘Four Blood Moons’ e ‘Harsh Times On Planet Stoked’ si cela una band astuta e tecnicamente preparata che sa sfruttare al meglio le qualità, fisiche e vocali, dell’ex topless dj e playmate. Se ‘Starbound Beast’ si era sostanzialmente preoccupato di battere il ferro finché caldo e sfruttare l’ondata positiva causata dal debutto, ‘Static’ invece prova a proporre qualcosa di più elaborato. Gli otto minuti di ‘Mania’ per esempio mostrano un songwriting ricercato e ambizioso che non accetta compromessi e, anche se buona parte dei ritornelli sono catchy, l’impostazione lirica di Jill Janus emerge a più riprese durante la scaletta. La maledizione della vampira lesbica ma soprattutto una bellezza di altri tempi, caratterizzata da una spiccata spiritualità pagana e dotata di un’estensione vocale niente male, è pronta a colpire tutti voi.


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