Black Holes And Revelations
Muse
Virgin
Pubblicato il 08/06/2006 da Lorenzo Becciani
Songs
1. Take A Bow
2. Starlight
3. Supermassive Black Hole
4. Map Of The Problematique
5. Soldier's Poem
6. Invincible
7. Assassin
8. Exo-politics
9. City Of Delusion
10. Hoodoo
11. Knights Of Cydonia
Songs
1. Take A Bow
2. Starlight
3. Supermassive Black Hole
4. Map Of The Problematique
5. Soldier's Poem
6. Invincible
7. Assassin
8. Exo-politics
9. City Of Delusion
10. Hoodoo
11. Knights Of Cydonia
Come al solito non bastano pochi ascolti per comprendere appieno il valore di un disco dei Muse. Anche in questo caso Matthew Bellamy ha voluto scherzare col destino che nei secoli remoti l’avrebbe dipinto come compositore classico di prim’ordine o chissà musico di corte conteso dai sovrani europei. Ascolto ‘Black Holes And Revelations’ da diversi giorni e col passare del tempo aumenta vertiginosamente la sua pericolosità e pure ‘Origin Of Simmetry’ e ‘Absolution’ che sembravano tanto distanti con l’uscita di questo album vedono improvvisamente trasmutata la propria essenza nel primo e nel secondo capitolo di una trilogia virtuale con la quale i Muse hanno descritto la vigliaccheria della società moderna e le vicissitudini tecnologiche che l’hanno deturpata. Ci troviamo di fronte all’estasi di quanto proposto dagli inglesi in passato. All’ascesi del kitsch come paradigma assoluto di evoluzioni alternative che non si pongono limiti e desiderano solamente strappare più cuori possibili e suonare potenti e appunto massivi. La splendida intro romantica ‘Take A Bow’ e ‘Starlight’, che ricorda vagamente le ultime cose dei Coldplay, si muovono subito decise e senza compromessi in direzione dei nostri volubili sensi per marcare un terreno che in seguito vedrà non poche sorprese e discese nello sperimentale. A partire dal primo singolo ‘Supermassive Black Hole’ dove fanno la comparsa suoni elettronici mixati come si trattasse dei Soulwax con linee vocali perdute nell’immaginario tra Prince e i Placebo. A questo punto è Bellamy a salire in cattedra e signori miei non ce n’è davvero per nessuno. ‘Invincibile’ e ‘Soldier’s Poem’ scavano nella poliedricità di un’artista che si aggrappa a liriche di effetto ma appena scandite per non assumere una sola faccia scontata verso quel pubblico che continuerà a soffrirlo e amarlo. Tra orchestrazioni classiche, passaggi prog monumentali che mai come in precedenza riportano alla mente i King Crimson e malinconici frammenti di pazzia (‘City Of Delusion’) il suo tocco si ripropone inconfondibile e ancora più esaltante. Per non parlare di ‘Assassin’ che pare uscita da ‘S&M’ dei Metallica o della conclusiva ‘Knights Of Cydonia’ che racchiude in pochi minuti la genialità di un gruppo di cui la musica moderna ha assoluto bisogno. Per sopravvivere.
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