Svbversvm
RAM
Metal Blade
Pubblicato il 07/11/2015 da Lorenzo Becciani
Songs
01. Return Of The Iron Tyrant
02. Eyes Of The Night
03. The Usurper
04. Enslaver
05. Holy Death
06. Terminus
07. The Omega Device
08. Forbidden Zone
09. Temples Of Void
10. Svbversvm
Songs
01. Return Of The Iron Tyrant
02. Eyes Of The Night
03. The Usurper
04. Enslaver
05. Holy Death
06. Terminus
07. The Omega Device
08. Forbidden Zone
09. Temples Of Void
10. Svbversvm

I RAM sono i più affidabili portatori della fede heavy metal su cui possiamo contare al giorno d'oggi. Insieme agli altrettanto famigerati Dream Evil e Wolf difendono un credo solenne con il massimo che si possa richiedere in termini tecnici ed un impatto emotivo che ricorda quello sperimentato in festival organizzati in location storiche come Donington o Wacken. 'Svbversvm' è il loro quarto lavoro in studio e anche stavolta gli svedesi hanno saputo superarsi pubblicando soltanto quelle tracce che rispondevano a caratteristiche qualitative di un certo tipo e di conseguenza possedevano il potenziale di diventare dei classici dal vivo in tempi brevi. E' sufficiente ascoltare pochi secondi di 'Return Of The Iron Tyrant' per calarsi immediatamente nelle atmosfere che hanno fatto la fortuna di Judas Priest e Mercyful Fate, due icone che hanno scritto la storia della musica heavy metal e di riflesso influenzato in maniera determinante la scena nordica, ma le sorprese non mancano. La chiave di volta che rende il full lenght in questione ancora più incisivo dal punto di vista compositivo dei suoi predecessori è la prestazione di Oscar Carlquist che ha compiuto progressi enormi, mantenendo il legame affettivo con King Diamond ed allo stesso tempo rendendo le parti vocali molto più personali. La curiosità nasce dal fatto che diverse idee che troviamo nell'album risalgono ai primi anni della band senza risentire affatto di quanto è trascorso. 'Eyes Of The Night' e 'Holy Death' si rivelano i passaggi più prossimi al folgorante 'Death' mentre 'The Usurper' e 'The Omega Device' sembrano provenire direttamente da 'Killing Machine' o 'British Steel' dei Judas Priest. I RAM non sono però una delle tanti formazioni di revival insulse che hanno approfittato dell'ondata favorevole come magari si sarebbe potuto pensare all'epoca di 'Sudden Impact'. I RAM hanno le palle! Ascoltate 'Enslaver' o 'Forbidden Zone' a tutto volume e verrete spazzati via in un attimo! Non contano le generazioni, le catalogazioni o le influenze quando si compone musica così invasiva pur partendo da elementi semplici e facilmente condivisibili. La sezione ritmica formata dal batterista Morgan Petterson, ex B-Thong e anche nei Commander, e dal bassista Tobias Petterson, ex Jormundgang e Vornth, è semplicemente stratosferica e in sede live si annunciano battaglie mica da ridere. In chiusura il tetro strumentale 'Temples Of Void' anticipa la fantastica title track che sigla un magnifico accordo tra passato e presente con i chitarristi Harry Granroth e Martin Jonsson che ci regalano un paio di assoli da brividi. Al cospetto di 'Svbversvm' devo dire che questo inverno mi piacerebbe visitare Göteborg e capire se nei vicoli del centro si respira ancora quest'aria mitica, se i musicisti che fanno parte della scena metal credono ancora in certi valori, perché dalle piaghe dell'album si evince proprio questo. 

 

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