Ciao Andreas, dove ti trovi adesso?
Sono a casa per un po’ di interviste. Vivo a Nord di Stoccolma, mentre gli altri ragazzi stanno tutti nella capitale.
Come è nato il contatto con Napalm Records?
In maniera molto semplice. Per diversi anni abbiamo provato a seguire tutti gli aspetti della band per conto nostro. Dopo un po’ di tempo però ci siamo resi conto che avevamo bisogno di espanderci e avere altre persone a tenere cura dei nostri affati. Così ci siamo mossi alla ricerca di qualche etichetta e la proposta della Napalm è stata la più convincente. Non solo perché conoscevano già la band, la nostra musica e quello che avevamo fatto fino allora, ma perché sono venuti a vederci dal vivo. Si è instaurato subito un bel rapporto e siamo felici della collaborazione.
Cosa ricordi dei primi tempi alla Rooster Records?
Bei tempi quelli. Ci divertivamo molto. Avevamo registrato un paio di demo con dei produttori di Stoccolma e loro formarono questa piccola etichetta per aiutarci. Non era una label tradizionale, ancora più indipendente e piccola di quella che abbiamo portato avanti come Self Deception dal 2019 ad un anno e mezzo fa circa.
Pensavate che avreste pubblicato così tanto materiale all’epoca?
No, non ci passava nemmeno per la testa. Volevamo solo andare più avanti possibile. Nel corso degli anni abbiamo cercato di mantenere intatta l’intensità della scrittura e di non pubblicare due volte il medesimo album. Col passare del tempo ovviamente siamo diventati più efficienti sotto tanti punti di vista. Il nostro produttore, il quinto membro della band e il fratello minore del nostro batterista, Niklas Eklund è un grande songwriter e ha lavorato al nostro fianco per tutto il processo.
Come vi ponete con la scena svedese?
É strano perché per molti anni non siamo stati considerati. Forse perché il nostro sound era più american-oriented e meno pulito rispetto a quello di tante rock band svedesi o perché per qualcuno non eravamo abbastanza heavy. In ogni caso ci sono voluti tanti anni per essere presi in considerazione da certi locali e dai festival più importanti. Adesso facciamo nei numeri maggiori in termini di streaming e abbiamo un contratto con Napalm Records. Questo ha reso tutto più facile.
Avete subito pressioni dalla nuova etichetta?
No, ci hanno dato una deadline abbastanza lunga. Nel frattempo abbiamo fatto tanti concerti e provato i pezzi nuovi dal vivo, continuando ugualmente a scrivere. Quindi tanti pezzi sono stati ultimati in tour. Poi siamo tornati nello studio di Niklas e nel maggio dello scorso anno abbiamo completato il lavoro per poi registrarlo nell’estate. In totale abbiamo impiegato circa diciotto mesi.
Cosa volevate cambiare in termini di produzione rispetto a ‘Destroy The Heart’?
Volevamo che l’album suonasse più live. Magari con qualche imperfezione, ma più potente e concreto.
Perché avete scelto una scimmia in copertina?
É stata un’idea del nostro batterista. Ha trovato questo ragazzo, Alex Tillbrook, famoso per aver collaborato con la serie televisiva Stranger Things, e gli ha affidato il lavoro. Alla fine è una sorta di maschera come tante altre.
C’è un gioco da tavolo, After Us, dove le scimmie, di varie specie, governano il mondo dopo il collasso totale. Quando ho visto l’artwork ho subito pensato che fosse ‘Ketamine Cowboy’.
Hai ragione! Non ci addentriamo troppo nella politica con i nostri testi ma è una denuncia contro le persone ricche che compiono atti folli.
Anche ‘Don’t Belong’ è un singolo fantastico.
Ti ringrazio. L’ho scritta col cuore riflettendo il periodo in cui soffrivo di alcolismo e depressione. É uno dei pezzi a cui tengo di più come ‘Time’s Up’. Sentivo che avevo bisogno di tirare fuori questa cosa. Un pezzo che invece non avrebbe dovuto essere sull’album e che mi ha stupito veramente è ‘Goddamn Me’. Abbiamo finito l’album con dieci canzoni e una volta inviato alla Napalm Records per farlo ascoltare abbiamo chiesto se potessimo aggiungerne un altro. Ci hanno dato tempo qualche giorno e siamo riusciti a completarlo in tempo.
Uno dei pezzi più live-oriented è sicuramente ‘The Wedding’.
Al momento è la nostra migliore live song. Non vediamo l’ora di ripartire in tour. Abbiamo dei festival europei fissati e l’etichetta sta portando avanti una grossa campagna radio negli Stati Uniti quindi ci aspettiamo dei risultati.
(parole di Andreas Clark)


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