Come stai Gini?
Molto bene grazie. Sono abbastanza rilassata oggi, pronta per le tue domande.
Prima di tutto congratulazioni perché il nuovo album è davvero una bomba. Tra l’altro quando è uscito il primo singolo sono andato ad ascoltarmi il precedente ‘Inner Smile’ e devo dire che non è niente male neppure quello. Stavolta però vi siete spinti su un livello superiore sotto tutti gli aspetti.
Hai detto bene. Abbiamo cercato di migliorarci sotto tutti gli aspetti, senza stravolgere la nostra essenza.
Il nome, Annie Taylor, è ispirato all’insegnante che si gettò con un barile nelle cascate del Niagara?
Sì, proprio a lei. Volevamo qualcosa di bizzarro.
E il titolo ‘Out Of Scale’ invece come è nato?
Ad un certo punto, durante il processo, ci siamo resi conto che avevamo una manciata di canzoni che esprimevano sentimenti molto diversi tra loro. Alcune più forti, altre più fragili. Ci siamo chiesti cosa fosse giusto o sbagliato e abbiamo riflettuto su quello che le persone si sarebbero aspettate da noi. Tante domande che ci circolavano in testa e nessuna risposta. Poi abbiamo realizzato che non ha senso misurare per forza qualcosa e abbiamo giocato con il termine scala di misura. Non si possono misurare le emozioni.
Come hai precisato, nel vostro album ci sono vibrazioni punk e noise ma anche momenti più vulnerabili e melodici. Come avete bilanciato tutto questo in fase di scrittura?
In generale cerchiamo di seguire le vibrazioni di ogni pezzo. É il pezzo a guidarci. A volte sentiamo che è il caso di continuare a lavorare su quel pezzo oppure di metterlo da parte e magari tornarci a lavorare in seguito. Alcuni vengono completati e finiscono su disco. Quando siamo entrati in studio con David Langhard eravamo abbastanza pronti.
Com’è stato il processo?
Non direi troppo stressante però ad un certo punto non vedevamo l’ora di finire. Dopo ‘Inner Smile’ non ci siamo posti obiettivi, abbiamo semplicemente assecondato l’istinto e seguito la direzione delle tracce che di volta in volta nascevano. Ci sono voluti quasi tre anni ma siamo stati spesso in tour e quindi non ci siamo occupati solo di scrivere o registrare materiale.
Vuoi parlarci di ‘Something Ain't Right’ e ‘Lucidity’?
Sono due ottimi singoli. La prima è energetica e divertente. Non ci piace prenderci troppo sul serio. I miei testi nel complesso sono autobiografici ma non desidero trasmettere messaggi speficici. Preferisco lasciare tra un verso e l’altro la possibilità di interpretazione da parte di chi ascolta. Ognuno deve essere libero di crearsi la storia che vuole. ‘Lucidity’ è invece forse il pezzo che amo di più di tutto l’album. Credo che rappresenti un passo in avanti per la band. Siamo riusciti ad ottenere qualcosa che non avevamo mai raggiunto in precedenza ed è stato grazie al lavoro e al contributo di tutti.
Quindi siete democratici nella band? Non ti piace fare la padrona..
Dipende da cosa mi chiedi. Alla fine in una band ci deve essere qualcuno che prende le decisioni. Diciamo che sono il motore e porto tante idee, ma sono allo stesso tempo fortunata di avere dei ragazzi fantastici che mi supportano in tutto.
Mentre aspettavo l’intervista mi sono imbattuto nella vostra performance a KEXP. Credo che sia un buon esempio di come siete dal vivo.
Sicuramente lo è. Ai nostri show si suda parecchio. Ci piace fare ballare le persone e nel prossimo tour avremo in scaletta pezzi da questo nuovo album e da ‘Inner Smile’. Vogliamo trasmettere più varietà rispetto al passato.
Preferite i piccoli club o i festival?
É una bella domanda. Ai festival riesco a sentirmi molto libera e di solito i suoni sono spettacolari. Mi piace però suonare anche nei piccoli club dove le persone cantano le canzoni a pochi metri di distanza da te e alla fine del concerto si beve tutti insieme.
Cosa puoi dirci della scena svizzera? Oltre ai grandi nomi come Gotthard, The Young Gods, Samael e Eluveitie mi piacciono i Dirty Sound Magnet ed i Torpedo.
La scena è molto attiva ma anche frastagliata, a causa delle differenze linguistiche tra le regioni. Ti consiglio di ascoltare assolutamente l’altra band del nostro batterista Daniel che si chiama Klasu Johan Grobe.
(parole di Gini Jung)


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