Ciao Joachim come stai? Dove ti trovi adesso?
Molto bene Lorenzo. Sono a Gand, a casa mia. Sto cercando di non morire di caldo.
Dovresti venire in Italia allora… Qui in Toscana oggi sono tipo 33 gradi.
In realtà mi piacerebbe davvero tornarci. Ci sono venuto spesso quando ero bambino, ma più a Nord dove si poteva sciare. È stato divertente.
In ogni caso congratulazioni perché il nuovo album è davvero stupendo. Ti ho scoperto a Iceland Airwaves, ho consumato il debutto e da quel momento ho aspettato che uscissero altre canzoni.
Ti ringrazio. Conta tantissimo per me, sono molto orgoglioso del nuovo album ma vedere che piace a così tante persone è pazzesco.
Cosa volevi cambiare dopo il debutto? Da dove è nata l’ispirazione per ‘Boys Cry Too’?
È stata più che altro una sensazione, tutte le diverse cose con cui avevo a che fare in quel momento si sono in qualche modo unite in un modo che mi ha spinto a realizzare un album basato su questo e ad esplorare cose diverse che sentivo cominciassero a mancare nelle canzoni che stavamo suonando. Le chitarre distorte sono più in primo piano e non tutto è immerso nel reverbero come un tempo. Quando lo è, il suono è davvero ricco e bellissimo ma ho creato maggiori contrasti. L’album è pensato per essere rapido e potente, anche se poi mi sono ritrovato due pezzi che definirei vulnerabili. Ho anche esplorato il mio passato black metal con ‘Falling To Pieces’. Canzoni come ‘In My Head’ sono nate per essere cupe anche se comunque eteree.
C’è un brano chiave secondo te?
Direi ‘Death Wish’ e ‘Forget Me’ sono agli opposti e per questo le amo entrambe. ‘Death Wish’ è il simbolo del lato più dark del mio sound mentre ‘Forget Me’ è più solare. Le melodie di queste due tracce ti rimangono in testa e adoro eseguirle dal vivo.
Il tuo sound dark è più legato a influenze post-punk o black metal?
Penso che sia entrambe influenze significative. Per un periodo ho ascoltato solo i Green Day. Pensavo che esistessero solo loro e non sentivo il bisogno di altro. Adesso ho trentadue anni e ho scoperto tante altre cose.
Sai perché te lo chiedo? Perché mentre aspettavo la tua chiamata ho dato un’occhiata alla tua pagina wikipedia e ho trovato che vieni definito indie rock, psychpop, dream pop, new wave, shoegaze… Troppi generi e penso che nessuno descriva alla perfezione la tua musica.
Sono anche tendenze abbastanza superate. La musica sta diventando più eclettica e non legata a stilemi definiti. Trovo che le canzoni dell’album siano la colonna sonora perfetta per un film sulla mia vita e questo mi basta. Tante scene differenti, alcune descritte col pop e altre con influenze più oscure e dark.
Ti ricordi perché hai scelto di fare il musicista e non esprimerti con altre forme d’arte?
Non è stata la musica a scegliere me. All’inizio ero più dentro le arti visive. Sono sempre stato il più bravo a disegnare a scuola e per un certo periodo ho seguito quel percorso. Era un modo per distrarmi e sentirmi creativo. Pensavo che frequentare una scuola d’arte fosse divertente e stimolante ma all’università ho cominciato a sentirmi sempre più depresso e ad odiare come venivano indottrinate certi argomenti. A quel punto ho preso la chitarra in mano e ho cercato di seguire l’esempio di Kevin Parker con i Tame Impala.
Ora hai un’etichetta importante alle spalle.
Mi sto godendo il viaggio. Le canzoni sono ancora fresche e non hanno perso significato. A volte piango ancora ascoltando una mia canzone e ciò serve a sostenermi nei momenti più difficili. Mi aiuta ad incanalare i pensieri in una prospettiva positiva, con un’energia nuova che mi dà forza. ‘Emo Song’ è come mi sento quando sono orgoglioso di quello che faccio e sento il coraggio di lasciare andare via le cose che mi stanno distruggendo.
Hai parlato della colonna sonora della tua vita, ma c’è un tipo di film che ti piacerebbe sonorizzare?
Ce ne sono tanti. Mi piace molto Dazed And Confused, non so se l’hai visto. É uno dei miei preferiti perché parla del passaggio all’età adulta, dell’eccitazione ma anche del dramma, del crescere, dell’innamorarsi e poi sentirsi rifiutato e avere il cuore spezzato. Molte canzoni danno la sensazione di guidare la propria auto lungo un’autostrada, attraverso paesaggi che non conosci.
Come si è evoluta la band negli anni?
Siamo sempre i soliti. Compongo da solo ma quando suono dal vivo ho bisogno di una band e mi trovo bene con questi ragazzi. Nel corso degli anni siamo migliorati tecnicamente. Adesso ci sono meno guasti o problemi tecnici e registrando ‘Boys Cry Too’ abbiamo usato un approccio differente. I nuovi show sono più energici e invitiamo la gente a muoversi di più, a fare casino ed essere nel complesso più fisica. Non in modo aggressivo naturalmente. Voglio offrire un’esperienza divertente oltre a trasmettere qualcosa a livello emotivo. Le nostre luci sono molto intense e fedeli alle mie idee.
L’ultima cosa te la chiedo sull’artwork dell’album. Si tratta di un cuore spezzato o di due pezzi di cuore che sono stati riuniti.
É molto interessante. Ora che me lo dici, ci vedo entrambe le cose e in fondo è sempre stato così. In realtà era un anello che ho indossato a lungo. I gioielli sono sempre significativi per me. A volte indossi quelli di mia nonna. Ho usato questa immagine perché la trovo semplice e universale, come il simbolo di qualcosa che tutti sperimentano nella vita.
(parole di Joachim Liebens)


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