Messa
Italia
Pubblicato il 03/07/2026 da Lorenzo Becciani

Ciao ragazzi, come state?
Molto bene, a parte il caldo che è veramente atroce. Lo scorso weekend eravamo in Lituania al Kilkim Zaibu e quando siamo arrivati all’aeroporto la ragazza dell’organizzazione del festival ci ha chiesto se volevamo passare dal supermercato a prendere la crema solare. Eppure si stava molto meglio che qui in Italia..

 

Di recente vi ho visto al Cage di Livorno e il vostro show è cresciuto tantissimo. Tra qualche giorno tornerete in Toscana al Pistoia Blues. Cosa significa suonare in un festival così prestigioso?
Grazie, sei gentile. Per noi è un onore. Prima di tutto perché ci sono stato tante volte in passato come spettatore. Ricordo di aver visto Larry Carlton, Derek Trucks, la Premiata Forneria Marconi.. Sappiamo che tutti i più grandi chitarristi blues hanno suonato a Pistoia ed è curioso che mi abbiamo invitato con i Messa e non come Little Albert, il mio progetto blues solista. Sono curioso di suonare in quella piazza meravigliosa e vedere il festival da dietro le quinte.

 

La piazza è unica, non credo che abbiate suonato in posti altrettanto belli. Siete un bill davvero interessante con The Darkness e Spleen, una band tipicamente hard rock e l’altra dalle influenze punk. Questo secondo te è dovuto al fatto che il vostro approccio si è fatto più rock nel corso degli anni oppure che il successo di ‘The Spin’ vi abbia portato all’attenzione di promoter più importanti?
Ormai sono tanti anni che Pistoia Blues ha allargato il proprio spettro d’azione quindi non è così strano vedere i Messa nel programma. Nel nuovo album ci sono degli elementi rock e su questo non ci sono dubbi. Però c’erano anche in passato, forse più nascosti. Credo in ogni caso che sia più dovuto al fatto che in qualche modo ci siamo fatti un nome. Amiamo suonare in contesti differenti ed il fatto che la nostra musica sia diventata più accessibile è motivo d’orgoglio. Non credo che siamo ancora così famosi, ma siamo comunque riusciti ad entrare in classifiche che non pensavamo ci avrebbero mai considerato. Per esempio su Encyclopaedia Metallum siamo finiti nelle prime posizioni eppure è un portale legato ad un heavy metal molto tradizionale. Ogni tanto sentiamo i nostri singoli alla radio e ci fa sempre un po’ strano.

 

Avete preparato qualcosa di speciale per il set di Pistoia?
Il set non sarà lunghissimo quindi dovremo essere bravi ad inserire qualche brano più diretto per non suonarne troppo pochi.

 

Ormai l’album è uscito da un po’. Siete soddisfatti di come è andato?
Sì, ma siamo convinti che ci sia ancora spazio per promuoverlo. Siamo stati in tour con i Paradise Lost poi abbiamo fatto qualche data in Italia ma un altro tour sarà in autunno e quindi cercheremo di farlo ascoltare al maggior numero di persone possibile. Credo che in termini sia di songwriting che di produzione i progressi siano stati notevoli. Poi ci divertiamo molto a suonare i pezzi dal vivo e anche questo è basilare.

 

É stato difficile inserire nelle setlist i nuovi pezzi assieme ai classici del passato?
Sì, molto. Siamo una band abbastanza prolissa e ci mettiamo un po’ ad arrivare al punto. Avendo dischi molto diversi tra loro, riuscire a dare un senso a una scaletta che racconti una storia e accompagni l’ascoltatore durante il concerto dal vivo non è facile. Secondo me ci stiamo arrivando. La scaletta non è mai definitiva. Abbiamo suonato al Duna Jam in Sardegna e l’abbiamo rivista per cercare di ottenere un risultato migliore. Se siamo a un festival metal magari inseriamo dei brani più tirati, sottolineando la componente stoner o quella psichedelica. Cambiamo a seconda del contesto.

 

C’è un pezzo di ‘The Spin’ che è cambiato in maniera sostanziale durante il tour?
Non direi, perché ‘The Spin’ è un disco che presenta molti meno momenti di improvvisazione. Però c’è un pezzo che cambia praticamente tutte le volte ed è ‘The Dress’. A volte la suoniamo con la tromba, a volte c’è più spazio per l’improvvisazione di chitarra. É l’unico che pezzo che varia ogni sera. Per il resto cerchiamo di rimanere aderenti a quello che abbiamo registrato.

 

La voce di Sara è semplicemente incredibile. In fase di composizione vi adattate alle sue parti vocali ed alle liriche oppure è lei ad inserirsi una volta pronta la base strumentale?
Sono un po’ tutte e due le cose. Le liriche sono opera sua e le canzoni nascono dall’incontro tra le nostre idee strumentali e le sue parti vocali. ‘Void Meridian’ è nata da uno spunto melodico di Sara.

 

Ascoltate ancora doom metal? Avete scoperto qualcosa di interessante negli ultimi tempi?
Non ascolto molto doom classico a dire il vero. Mi sono piaciuti molto un paio di pezzi del nuovo lavoro in studio di A.A. Williams ed i dischi di Elder e Child, ma niente tipo Electric Wizard per intenderci.

 

Visto che sei un fan del blues, qual è il tuo chitarrista che vorresti vedere a Pistoia Blues?
Alcuni li ho già visti. Derek Trucks per esempio, che adoro, poi Marcus King e Rory Gallagher. Anche Robben Ford, che credo abbia suonato qualche volta al festival ed un altro che mi piace parecchio è Eric Gales.

 

In quale aspetto siete cresciuti di più dal punto di vista del live?
Naturalmente, si impara sempre qualcosa dal punto di vista tecnico, dall’approccio con il pubblico, dalla scenografia. Stiamo cercando di curare tutti gli aspetti del live. È qualcosa che viene con il tempo, ad esempio le luci o il modo in cui ci presentiamo sul palco. Forse all’inizio era qualcosa di un po’ più lasciato al caso, meno curato. Poi ci sono cose che col tempo, vedendo i concerti di altre band o capendo come funziona, inizi a curare meglio. Da un punto di vista puramente esecutivo, per noi come band è più funzionale avere poche variabili. Quindi il fatto che anche l’ultimo album sia meno casuale rende l’esibizione della band più costante. Questo lo abbiamo imparato nel corso degli anni. L’obiettivo era cercare di ottenere una performance lineare e solida.

 

(parole di Alberto Piccolo e "Mystir")

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