Cadaver
Norvegia
Pubblicato il 04/07/2026 da Lorenzo Becciani

Grazie mille dell’opportunità Anders. Stavo cercando un po’ di informazioni sui progetti a cui ti sei dedicato nell’ultimo periodo e ovunque vieni citato come pioniere del metal estremo norvegese. Non sei un po’ stufo di questo? Magari preferiresti che le persone parlassero del presente e non solo del passato..
Sì, ma penso sia inevitabile visto che ho iniziato quarant’anni fa. Tutti sono un po’ attaccati a questo. Nella scena metal ha dei vantaggi essere vecchio perché hai visto molto. Non potrei essere più felice di quello che stiamo facendo adesso. I Cadaver sono sempre la mia band principale e da sette anni a questa parte rappresenta il mio focus per quanto riguarda i concerti però ho anche il mio studio, dove produco band e lavoro con molti artisti che conosco da quando ero bambino. Ho appena finito di registrare il mio primo album solista.

 

Com’è nata questa idea?
Di recente è uscita la raccolta ‘Demos & Live 1988-1991’ di cui sono veramente orgoglioso. Dopo aver ripreso tutto il catalogo dei Cadaver sono tornato ancora più indietro, esattamente agli anni ‘86-87 in cui avevo un’altra band e registravo le mie idee su cassetta. Ho deciso di scrivere un album ispirato a qual periodo. Suona davvero fresco perché, anche se con il passare degli anni si suona diversamente, il materiale riflette la passione per la musica. All’epoca non doveva essere così complicata. Doveva arrivare in testa, attrarre emotivamente. É venuto il momento di rifarmi a quel periodo e ho suonato tutti gli strumenti, compresa la batteria. I batteristi metal di adesso sono praticamente dei musicisti jazz mentre io sono intenzionato a fare emergere il lato umano. Ho fatto tanti dischi in cui abbiamo curato ogni singolo aspetto perché fossero perfetti, ma ora voglio fare emergere qualche imperfezione. Un po’ come quando Black Sabbath, Slayer o Venom ci hanno regalato i loro primi dischi. Trovo che l’assimilare tutto sia stato un grande errore per il metal. In questo periodo tante band suonano come delle macchine, tutte uguali l’una all’altra. Io voglio essere l’unico a fare qualcosa di diverso. Non voglio far parte di quella competizione.

 

Hai detto che hai uno studio. Hai prodotto qualche band interessante di recente?
Mi piace lavorare con ragazzi giovani. Mi ricordano com’ero alla loro età. Sono impressionato da Angell, che si è esibito anche qua al Tons Of Rock. Sto lavorando anche con gli Svartilaagen, dei ragazzi di Fredrikstad che fanno black metal e sono davvero interessanti.

 

Cosa pensi di tutti i giovani che ascoltano la musica dei Cadaver?
Mi fa piacere naturalmente. Con gli anni ho cambiato la prospettiva perché la musica è qualcosa di molto grande. In rete puoi trovare qualsiasi cosa e penso che si debba cambiare mentalità e riscoprire certi valori.

 

Quando hai pensato di organizzare un tour bus legato al True Norwegian Black Metal? 
È iniziato come parte del mio impegno all’Inferno Festival. L’idea del bus è vecchia quindi, poi dopo la pandemia mi hanno chiesto di riproporla. All’inizio ero un po’ scettico poi ho deciso di creare il sito e parlare delle relazioni tra le band – https://norwegianblackmetal.no/family-tree. Questa è la parte più importante per me. Parliamo di famiglia e come puoi vedere tutte le band sono collegate tra loro in qualche modo. Quando ho incontrato Ihsahn ieri mi ha chiesto quanti anni avessimo quando ci siamo visti la prima volta. Ebbene, io avevo quasi 18 anni e lui 14. La scena norvegese è sempre stata piccola e inevitabilmente ci conoscevamo tutti. Rispetto i morti di cui si parla, come Euronymous per esempio, ma sono morti anche tanti altri amici come il mio primo bassista. Riportare la cosa al lato umano, dopo decenni in cui è stata mitizzata, è un modo di omaggiare queste persone.

 

A questo punto ti chiedo cosa ne pensi di Lords Of Chaos.
Penso che il problema principale di quel film è che avrebbero dovuto ascoltare le persone che hanno davvero vissuto quel periodo quando hanno scritto la sceneggiatura. Penso sia un buon film, ma per chi sa la verità e vede le cose sotto un’altra prospettiva è una storia come tante altre. Trovo che sia fatto molto meglio Control di Anton Corbijn, che parla della storia di Ian Curtis dei Joy Division in rigoroso bianco e nero. 
 

(parole di Anders Odden)

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