
Un sogno dal quale non ho la minima intenzione di destarmi. Il primo impatto con 'Blackstar' è stato il video che Johan Renck ha girato per la title track che è stata scelta come sigla della serie televisiva The Last Panthers. Stiamo parlando di un artista e produttore che ha lavorato per Madonna e The Knife oltre ad essersi misurato alla regia di alcuni episodi di Breaking Bad, Vikings e The Walking Dead. L'immagine del Duca Bianco come profeta cieco nello spazio si adatta incredibilmente bene ad un personaggio che per motivi di salute ha dovuto interrompere l'attività dal vivo pur continuando a pubblicare album di spessore inaudito. Dopo il rock di 'The Next Day' è venuto il momento di immergersi in atmosfere dilatate che qualcuno ha già definito avant-jazz. In effetti il sax è spesso protagonista delle tracce ed in questo senso 'Sue (Or In A Season Of Crime)', pubblicata sulla raccolta 'Nothing Has Changed' e realizzata in collaborazione con Donny McCaslin, si è rivelata un'anteprima più significativa di quanto è stato sottolineato dalla critica. Le lavorazioni al Magic Shop di New York hanno visto tra gli altri coinvolti, oltre alla band del sassofonista, il produttore Tony Visconti, il chitarrista Ben Monder ed il tastierista Jason Linder. Tutte figure che hanno lasciato il segno nei solchi di 'Blackstar'. Alle sessioni di registrazione ha partecipato anche James Murphy degli LCD Soundsystem però il suo contributo non è stato consistente come nelle previsioni. I dieci minuti della spettrale title track erano stati sufficienti a farmi perdere il senno ma ad infliggere la mazzata definitiva ci ha pensato il secondo singolo 'Lazarus' che per il sottoscritto ha significato un ritorno alle atmosfere vagamente industriali di '1. Outside' e 'Earhtling'. Cantato e testo sono semplicemente da brividi. Nello specifico la traccia è nata per un musical scritto insieme a Enda Walsh che ipotizza un seguito di 'The Man Who Fell To Earth' e per il quale è stato selezionato Michael C. Hall, conosciuto per Dexter e Six Feet Under, come protagonista. Il beat hip hop che sorregge 'Tis A Pity She Was A Whore' richiama alla mente 'To Pimp A Butterfly' di Kendrick Lamar che infatti è stato citato nelle interviste come fonte di ispirazione. 'Dollar Days' è una ballata impreziosita da un assolo di sax e un arrangiamento che tolgono il respiro mentre 'I Can't Give Everything Away' un altro crescendo costruito sulla melodia più vicina al repertorio classico di David Bowie. Di sicuro in netto contrasto con 'Girl Loves Me' che invece sembra volere spingere l'ascoltatore in territori lynchiani. Ho letto colleghi che già parlano di album dell'anno. Non so quanto sia positivo che 'Blackstar' si ponga così tanto al di sopra della totalità delle uscite moderne. Forse non lo è affatto eppure dall'ascolto ne esco con un sorriso malizioso, una sensazione di benessere che avevo bisogno di riscoprire da tempo. In tutta sincerità del resto mi importa veramente poco.


Le immagini presenti su questo sito, incluse copertine di album e fotografie degli artisti/band, sono utilizzate esclusivamente a fini informativi, didattici e/o di recensione, nel rispetto delle eccezioni previste dalla normativa sul diritto d’autore (art. 70 L. 633/1941 e s.m.i.). Tutti i diritti restano di proprietà dei rispettivi titolari (autori/fotografi, etichette, editori, agenzie). Le fotografie di persone possono essere soggette a ulteriori diritti di immagine e di personalità. Le immagini sono mostrate in risoluzione ridotta, con attribuzione quando disponibile, e non sono destinate a uso commerciale né a sfruttamento pubblicitario. L’uso delle immagini non implica approvazione o affiliazione da parte degli artisti, delle etichette o dei titolari dei diritti. Se ritieni che un contenuto violi diritti di terzi, contattaci: provvederemo alla verifica e, se del caso, alla rimozione tempestiva.