No One Can Save You From Yourself
Walls Of Jericho
Napalm Records
Pubblicato il 26/03/2016 da Lorenzo Becciani
Songs
01. Intro
02. Illusion Of Safety
03. No One Can Save You From Yourself
04. Forever Militant
05. Fight The Good Fight
06. Cutbird
07. Relentless
08. Damage Done
09. Reign Supreme
10. Wrapped In Violence
11. Anthem
12. Beyond All Praise
13. Probably Will
Songs
01. Intro
02. Illusion Of Safety
03. No One Can Save You From Yourself
04. Forever Militant
05. Fight The Good Fight
06. Cutbird
07. Relentless
08. Damage Done
09. Reign Supreme
10. Wrapped In Violence
11. Anthem
12. Beyond All Praise
13. Probably Will

Quando una formazione devota al proprio pubblico e impegnata a rendere ogni show un evento memorabile trascorre otto anni senza pubblicare materiale inedito di buono c'è veramente poco. Non sono al corrente di tutte le vicissitudini che hanno allontanato i Walls Of Jericho dalla scena per così tanto tempo ma di sicuro la nascita della figlia di Candace Kucsulain e l'attività live di Dustin Schoenhofer - dietro le pelli di Bury Your Dead, Vision Of Disorder e Devour The Day – avranno inciso parecchio. Adesso il combo metalcore originario del Michigan si rimanifesta con un nuovo contratto e tredici tracce che non si spostano di un centimetro dall'aggressione sonora che ha sempre contraddistinto una carriera in costante ascesa. I Walls Of Jericho non cercano soluzioni commerciali, ritornelli melodici o riff di facili presa. Possiedono chitarre taglienti come quelle degli Slayer con Chris Rawson e Mike Hasty che si divertono come matti a fare del male a chi si pone all'ascolto. Anche il bassista Aaron Ruby percuote le sue corde quasi fosse al cospetto di una visione apocalittica e Candace è ancora una volta straordinaria. Afferra il microfono dopo pochi secondi della micidiale 'Illusion Of Safety' e poi non ce n'è più per nessuno. Dal punto di vista stilistico 'No One Can Save You from Yourself' potrebbe ricordare 'All Hail The Dead' ma, paragoni a parte, l'intransigenza hardcore domina incontrastata e la title track riassume in tre minuti e mezzo di durata vent'anni di onorata carriera. Da brividi anche 'Forever Militant' e 'Damage Done', per cui i Lamb Of God farebbero carte false. Solo gli archi e il cantato pulito di 'Probably Will' spezzano la tensione ma siamo alla fine ed è già il momento di ricominciare da capo.

 

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