
Tutto sommato sono tre i full lenght che hanno segnato in maniera indelebile la carriera del chitarrista scoperto da Ozzy Osbourne ai tempi di 'No Rest For The Wicked'. Il primo è 'No More Tears' che lo ha definitivamente lanciato nello star system mondiale e gli ha dato sicurezza economica. Il secondo è l'esordio dei Pride And Glory, un progetto apparso sul mercato con timidezza e di cui ancora si parla. In quel caso Jeffrey Phillip Wielandt ha potuto svelare al pubblico, che fino a quel momento lo conosceva per 'Mama I'm Coming Home' e 'No More Tears', le proprie influenze southern-blues e un'invidiabile completezza come artista. Infine 'Book Of Shadows', quando ancora non erano stati creati i Black Label Society, prima escursione solista che ha convinto qualunque appassionato di sei corde. A distanza di vent'anni la storia si ripete ed il chitarrista originario del New Jersey, sempre più simile ad un personaggio della serie televisiva Sons Of Anarchy, si mette a nudo regalandoci un'altra manciata di canzoni che si discostano dall'heavy metal e puntano su un cantato epico e arrangiamenti acustici che crescono di ascolto in ascolto. Si parte fortissimo con 'Autumn Changes' e anche il singolo 'Sleeping Dogs' non scherza nonostante i vent'anni trascorsi dal debutto. Il colpo di grazia definitivo viene però inferto con 'Tears Of December' e 'Lost Prayer', presenti anche nella versione per pianoforte che ne amplifica la carica emotiva. 'Lay Me Down' e 'Eyes Of Burden' sono invece più elaborate e marcano l'evoluzione di un musicista che non ha mai dato nulla per scontato e ha messo sempre al primo posto la dimensione live. Un album commovente che mi auguro venga promosso a lungo in tour magari con l'aggiunta in scaletta di alcuni brani del predecessore e qualche retaggio dell'esperienza unica vissuta assieme a James LoMenzo e Brian Tichy.


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