
Cingoli ferrosi da fare invidia ai Godflesh di Justin K. Broadrick e una predisposizione per la techno distorta in grado di soddisfare le esigenze della Kvitnu. Fabrizio Matrone non l'ha mandato certo a dire allegando alla presentazione del suo nuovo album una dichiarazione come “un suono estremo ma adulto per chi non ha paura di ascolti difficili”. Di sicuro erano anni che non sentivo un industrial così ligio alle regole, sperimentale eppure evocativo di quel periodo straordinario in cui uscirono capolavori del genere come 'Pretty Hate Machine' o 'The Mind Is A Terrible Thing To Taste'. Eppure non siamo in ambito metal e le ritmiche di 'Fluid' o 'Depth' sembrano quasi voler celare un sottofondo cinematico ragguardevole. 'Column' e 'Chamber' sono forse gli episodi più vincenti del lotto anche se l'architettura 'Paroxysmal' risplende nella sua complessità, nel suo liberare loop distruttivi e intriganti forme di elettronica settoriale e vibrante. Al cospetto di tanta bellezza credo sia necessaria una riflessione considerato tra l'altro che Matter non è l'unico progetto italiano supportato dall'etichetta ucraina.

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