Everything Ever
God Damn
One Little Indian
Pubblicato il 24/09/2016 da Lorenzo Becciani
Songs
01. Sing This
02. Ghost
03. Again Again
04. Fake Prisons
05. I’ll Bury You
06. Failure
07. It Bites
08. Oh No
09. Six Wires
10. Dead to Me
11. Violence
12. Let’s Speak
13. Easily Misbled
Songs
01. Sing This
02. Ghost
03. Again Again
04. Fake Prisons
05. I’ll Bury You
06. Failure
07. It Bites
08. Oh No
09. Six Wires
10. Dead to Me
11. Violence
12. Let’s Speak
13. Easily Misbled

Thom Edward e Ash Weaver dimostrano di essere pronti a qualche compromesso pur di raggiungere la celebrità e sulla scia dell’entusiasmo derivato da un ottimo esordio e dal tour che ne è conseguito immettono sul mercato altre tredici tracce meno brutali e più melodiche ma sempre piuttosto energiche. Insieme a Slaves e Royal Blood il duo originario di Wolverhampton ha saputo costruirsi un interessante seguito all’interno della scena indie rock britannica, impoverita dall'assenza di idee ed incapace da tempo di fornire alternative alle icone internazionali, e il background di influenze che sorregge il successore di ‘Vultures’ è sicuramente vario e meno scontato di quanto si potrebbe pensare. Al fianco dei prevedibili retaggi di Black Sabbath e Nirvana troviamo infatti richiami al pop d’alta classifica e stacchi elettronici che contrastano apertamente con l’attitudine garage mostrata in passato. Ross Orton è stato scelto come produttore per spingere il cantato su un livello superiore e, tra fantasmi, finte prigioni e violenza controllata, i God Damn sembrano potere ingigantire ulteriormente le proprie ambizioni. Per lo meno finché il format chitarra-voce e batteria continuerà a fare proseliti tra le fasce più giovani.

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