A New Home
Flame Parade
Materiali Sonori
Pubblicato il 22/12/2016 da Lorenzo Becciani
Songs
1. A New Home
2. As Above, So Below
3. Foxes’ Funeral
4. Floating Days
5. Seahorse
6. Naivety
7. Surrender
8. Babylon
9. Berlin
10. To The Moon
Songs
1. A New Home
2. As Above, So Below
3. Foxes’ Funeral
4. Floating Days
5. Seahorse
6. Naivety
7. Surrender
8. Babylon
9. Berlin
10. To The Moon

L’esordio degli aretini lascia il segno fin dalla copertina che gioca con la prospettiva e la diffrazione dell’immagine. Immediatamente veniamo travolti da sonorità sixties, atmosfere bucoliche, folk diretto e in grado di emozionare e un tocco baroque pop che rimanda alla mente gli Arcade Fire così come The Head And The Heart e Edward Sharpe And The Magnetic Zeros. La coralità della proposta dei Flame Parade è sicuramente ispirata a quella dei più famosi canadesi ma la personalità dei musicisti in questione è rara da trovare in circolazione, soprattutto nel nostro paese. Dopo numerose esibizioni dal vivo, un quarantacinque giri e alcuni video, ‘A New Home’ rappresenta il compimento di un percorso stilistico che ha visto i ragazzi affidarsi alle cure di Alberto Mariotti. La mente dei King Of The Opera si è occupato della produzione artistica, supportando la scelta di registrare in uno studio itinerante e catturare buona parte dei pezzi in presa diretta. Una “nuova casa” per tante idee e melodie vincenti che mettono in luce il talento unico di Marco Zampoli, voce “nera” e chitarra, e Letizia Bonchi, violino e tastiere, oltre ad una sezione ritmica che non suona mai scontata. Il primo pregio dell’album è proprio quello di attrarre sfruttando l’arma della sensualità, far “danzare” la mente e coltivare sogni che pensavamo svaniti, con una ruralità espressiva ricca di elementi vintage, arpeggi deliziosi, percussioni ridondanti e ritornelli che si fissano facilmente alla materia cerebrale. ‘As Above, So Below’ è un’esplosione di colori e sensazione floreali, ‘Foxes’ Funeral’ e ‘Floating Days’ si distinguono come i passaggi più esterofili e ‘Surrender’ e ‘Berlin’ si rivelano gli apici di un songwriting che arriva dritto al cuore senza falsi giri di parole. ‘As Above So Below’ possiede un’incedere alla Velvet Underground, ‘Seahorse’ è figlia di numerosi ascolti di Neil Young e ‘Naivety’ un’apertura al panorama islandese, in apparenza più glaciale ma capace di sorprendere oltremodo. La ricerca di intimità, l’introspezione e il desiderio di costruirsi un destino diverso trascinano fino all’irresistibile chorus di ‘To The Moon’ che chiude, in maniera decadente e demodè, un album meraviglioso.

 

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