Come nasce il vostro nome? Ha un significato particolare?
(Simone) Isolate la lettera iniziale di ognuno dei nostri nomi, aggiungete quella del grande artista e nostro mentore John Bleedy, componete il tutto e otterrete...!
Quali ambizioni avevate quando è nata la band?
(Simone) La situazione della band ha trovato il suo trampolino quando abbiamo suonato per la prima volta live. Credo che quello sia stato il momento in cui abbiamo capito che avremmo potuto dare molto di più.
Ci sono altre formazioni nel passato o nel presente dei membri della band?
(Rocco) Si, fino a qualche anno ero attivo in una band noise rock chiamata Scatramundus e al momento faccio parte di alcuni progetti: Espada, di cui a breve uscirà il primo disco, è un quintetto alt.country/hard pop; Danny Mellow, un quartetto post-rock; Vaporetti, un duo di musica elettronica che definirei Technospritz.
(Simone) Ho avuto varie esperienze con formazioni della mia zona. Le più importanti per me sono state The Fool Virginia, con due miei amici, e i Rishabha, una jam band di sei elementi che ho messo su con lo stesso Gianluca e Francesco Mascitti, che ora suona con Mojuba e Johnfish Sparkle. Poi a Bologna ho suonato con gli Spoons.
(Iacopo) per il momento non è ancora uscito niente di mio al di là del primo ep dei rijgs, posso anticipare in compenso che in futuro è probabile prendano forma altri progetti ai quali sto lavorando.
(Gianluca) Se si eccettua l'esperienza quasi interamente improvvisativa dei Rishabha (già citati da Simone e da lui ideati come avanposto tra sud delle Marche e nord dell'Abruzzo) e quella degli Spoons, una controparte dei Rijgs più impulsiva e magmatica, sempre insieme al mio fedele bassista, l'unico gruppo creativo che avessi avuto dalle mie parti erano i Delirium Tremens, uno strano sestetto di pop psichedelico arricchito da sax e voce femminile; un delirio tremendo.
Psych, noise e minimalism sono termini che descrivono in maniera sufficiente il vostro sound?
(Iacopo) assolutamente no. diciamo piuttosto che la psichedelia, il rumore e il minimalismo si configurano oggi come le tre direttrici sulle quali ci muoviamo con più naturalezza. sono da intendersi come segni, ideogrammi, didascalie attraverso le quali abbiamo deciso di compendiare quella che è attualmente l’iconosfera rijgsiana. in effetti le cose stanno diversamente, il linguaggio di cui mi avvalgo in fase di scrittura è semmai da considerarsi all’interno di una dimensione espressiva in perpetuo divenire, è un linguaggio che - ci tengo a precisarlo - si nutre della forza evocativa di infinite altre suggestioni.
La vostra è una delle uscite che ci ha più colpito quest'anno. Quanto tempo avete impiegato a comporre il materiale per l'ep e registrarlo?
(Iacopo) dunque, lavoravo ai pezzi che vanno a formare il disco da prima che conoscessi i ragazzi ma si potrebbe dire che affinché ‘Comet’ e ‘Tauromachy’ assumessero la loro forma attuale ci è voluto più o meno un anno di prove, correzioni, rimodellamenti. non appena ci siamo accorti che il materiale era pronto siamo entrati in studio e in due giorni è nato il nostro primo ep.
Perchè avete scelto il Via Industriae Suono di Foligno? Chi ha prodotto l'ep?
(Rocco) Abbiamo scelto il Via Industriae Suono perchè era lo studio creato e gestito da Niccolò Tramontana e Stefano Galli; loro sono due ottimi dj & producer, miei conterranei, e sapevo che avremmo collaborato con le persone giuste musicalmente parlando. Credo che non sia ininfluente il fatto che Niccolò e Stefano abbiano grande esperienza del mondo dell'elettronica e mi piace pensare a questo disco come a un esperimento di ibridazione ben riuscito; infine trovarsi in studio con qualcuno disposto a comprendere realmente la musica che si trova a maneggiare, per poterla restituire al meglio, è così raro che ci consideriamo molto fortunati.
Vi siete ispirati a qualche album in particolare in termini di produzione e mixaggio?
(Simone) La registrazione è avvenuta in presa diretta, quindi abbiamo scelto minuziosamente delle parti che dovevano essere messe in risalto rispetto ad altre. Abbiamo ascoltato molte volte le tracce insieme a Niccolò Tramontana, che ci ha seguiti per tutto il lavoro, e infine abbiamo affidato ilmaster finale a Carl Saff, che ha lavorato per band uscite sotto etichette come Sub Pop e Touch and Go, solo per citarne due. È stato quindi un lavoro personale.
Provate adesso a recensire 'Comet' e 'Tauromachy' per i nostri lettori..
(Gianluca) La prima facciata dell'EP è occupata per intero da Comet, una cavalcata di 17 minuti, costruita intorno all'essenzialità del ritmo motorik e caratterizzata da un crescendo d'intensità omogeneo. Segnata nel mezzo da una sezione atonale e rarefatta, memore della no-wave, con reminiscenze free-form, la "suite" può essere divisa in due parti: la prima, propedeutica, introduce al mondo astrale del titolo, fatto di linee schiette, forme ripetitive, incastri, uno spazio informe in cui però una chitarra fa da guida col suo tremolo metronomico, mentre basso e altra chitarra ordiscono le loro geometrie di contrappunti. La seconda parte, invece, in cui il basso si fa carico del tema per lasciare libertà alle due chitarre di inseguirsi, puntellare, costellare e di graffiarsi l'un l'altra in un modo che fu già di Tom Verlaine, è più esplosiva e violenta. Se il brano era nato dal silenzio del fade-in, si conclude invece murato nell'urlo dei feedback, nei glitch delle pedaliere, nell'indistinto da cui sempre nasce il discernibile. La seconda facciata contiene la controparte meditativa e mantrica alla prima, più abrasiva e perciò a noi tanto cara. Ascoltato il lato A, credo che Tauromachy sia in grado di stupire con le sue trame minimali di basso e chitarra, in cui particolare rilievo assumono i suoni, più puliti e cristallini. Anche qui lo spazio fa da padrone, ma sembra venir meno la dimensione astrale e tutta la tradizione dello space-rock ad essa connessa. Forse nella seconda facciata è racchiuso l'atto di maggior rottura del nostro sincero EP.
L'artwork trasmette un senso di claustrofobia e decadenza. E' solo questo che intendete far passare o c'è altro?
(Iacopo) è di fatto plausibile che la copertina del disco possa suscitare nell’osservatore un senso di affranta malinconia, ciò detto non si pensi che scattando quella foto io abbia premeditato di voler comunicare uno stato emotivo perturbante o ancor peggio disperato. in realtà l’atmosfera desolata di cui sopra è volta a simboleggiare quel brivido, quella parentesi di profondo raccoglimento, dal quale siamo colti quando chiamati a rispondere delle questioni ultime che da sempre ci attanagliano. se è vero che si è soli di fronte alle insidie della ragione come di fronte al cono d’ombra che si deposita al fondo di ogni esperienza umana trovo sia vero d’altro canto che questo continuo confrontarci con le suddette difficoltà sia da intendersi come un’occasione fondamentale, come l’occasione di trasgredirle se non proprio di superarle, un giorno, nella migliore delle ipotesi.
Come siete entrati in contatto con Black Vagina Records e Astio Collettivo? Ci sono altre band interessanti che condividono con voi questa esperienza?
(Rocco) Siamo entrati in contatto con BVRecords e Astio Collettivo perchè io collaboro con entrambe le etichette e ho rapporti d'amicizia con i ragazzi che fanno parte di esse. Parlando francamente, le suddette sono etichette qualitativamente valide e, ipoteticamente, ci avremmo collaborato a prescindere da coinvolgimenti personali; allo stesso tempo, ci sarebbe piaciuto uscire anche con etichette esterne alle nostre amicizie. Se ciò non si è dato, non penso sia affatto imputabile al contenuto della proposta musicale: guardate dietro a tutte le produzioni del panorama indipendente italiano, ci troverete, quasi sempre, un rapporto personale pregresso.
Detto ciò, vi consiglio spassionatamente di seguire le produzioni di BVRecords e Astio Collettivo. Ad esempio, dando una rapida occhiata al vostro blog, penso che Il Capro possa piacervi particolarmente.
Vi sentite una band italiana che prova ad emergere e ad affacciarsi all'estero oppure una band internazionale nata nel posto sbagliato?
(Gianluca) Ci sentiamo una band italiana perché lo siamo. Ma non vorremmo mai essere italiani per la musica che facciamo. Abbiamo velleità mitteleuropee. Siamo, sì, nati nel luogo sbagliato (non tanto Bologna, quanto l'Italia in sé), ma soprattutto nel decennio più sbagliato di tutti, in un panorama musicale spesso desolante.
State lavorando al primo full lenght? Cosa dobbiamo attenderci in termini sonori?
(Iacopo) al momento stiamo lavorando ad un secondo ep all’interno del quale credo confluiranno due brani concepiti alla stregua di quelli inclusi nel nostro primo disco.
Dove avete la sala prove? Quante volte provate a settimana?
(Gianluca) Proviamo da sempre dal buon vecchio Steno, al Vecchio Son. Proviamo quando ci va, senza appuntamenti fissi, intensificando le prove nell'imminenza dei concerti.
Quali sono i vostri piani per promuovere l'ep? State cercando anche qualche data fuori dall'Italia?
(Rocco) Siamo inesperti, poveri e anche un po' fatalisti. Speriamo arrivi presto l'occasione.

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