And Then She Came
Germania
Pubblicato il 23/07/2016 da Lorenzo Becciani

Da dove proviene l'idea del nome?
Non c'è mai un solo punto di vista oppure una verità universale. Ci sono sempre più interpretazioni possibili per ogni nome. A volte è divertente vedere come dallo stesso titolo possano scaturire storie differenti nella mente delle persone. In questo modo abbiamo trovato And Then She Came e, oltre a trovarlo interessante, ovviamente la penso in maniera differente rispetto a tanti uomini.

L'artwork di Dirk Rudolph è brillante. Cosa riesci a vedere in un'immagine tanto potente?
Dirk è un maestro nel suo campo. Mi piace il suo profondo senso per la bellezza artistica e nella cover ha saputo combinare la forza e la potenza della sua espressività con piccoli dettagli estetici.

Sei nata a Leverkusen ma hai origini coreane. Com'è il tuo rapporto con la cultura coreana? Visiti spesso quei luoghi?
Tutti i membri della mia famiglia, a parte i miei genitori, vivono in Corea e mi sento fortemente connessa con loro. Specialmente con mio nonno che corrisponde alla perfezione allo stereotipo del vecchio saggio asiatico. Spero di vederlo per molti altri ancora. In passato sono stata fortunata da riuscire a combinare tour in Asia con visite alla mia famiglia.

Come sei diventata appassionata di power e symphonic metal?
Ho cominciato a suonare musica classica al piano quando ero molto giovane e sono cresciuta salendo sul palco. Guardandomi alle spalle penso che mi sono resa conto piuttosto presto che non era la musica che faceva per me. Ho bisogno di rilasciare più energia e vedere muovere tutto il mio corpo. All'inizio non conoscevo altri generi poi ho conosciuto la musica rock da teenager ed è stata una doppia rivoluzione. Ho provato a suonare cose diverse da quelle che mi proponevano i miei insegnanti e adesso credo che gli And Then She Came rispecchino esattamente lo stile che amo.

Quali erano le ambizioni quando vi siete formati?
Volevamo tornare su un palco e suonare rock. Cerchiamo una sinergia tra melodie, riff ruvidi e elettronica dirompente. Naturalmente speriamo che il pubblico ci apprezzi ma è quello che ci mancava di più.

Quando avete cominciato a scrivere i brani dell'album?
E' difficile da dire perché è successo senza un preciso momento di inizio. Dopo avere deciso di prenderci un pausa dai Krypteria, Frank ci ha contattato chiedendoci di lavorare con lui ad uno dei suoi film. Ha uno studio dove produce colonne sonore e abbiamo cominciato a scrivere dei pezzi. Ad un certo punto ci siamo resi conto che le idee erano talmente tante che avrebbero potuto portare alla formazione di una band. Non era il nostro piano iniziale ma produrre queste canzoni ci ha fatto stare bene e così è partito tutto. A livello di songwriting veniamo tutti da diversi background e ci completiamo a vicenda. I testi sono scritti da Kuschi.

Cosa desideravate cambiare dopo l'esperienza con i Krypteria?
Abbiamo consapevolmente deciso di pubblicare l'album per conto nostro. Potrebbe sembrare duro di questi tempi ma in questo modo siamo liberi e indipendenti in qualunque parte del processo. Specialmente in un sacco di aspetti che non appaiono all'esterno e che hanno poco a che vedere con la musica. La vedo come una grandiosa opportunità di plasmare il nostro futuro. E come dice Kuschi, se dovessimo morire almeno lo faremo per nostra mano.

C'è un momento delle registrazioni dell'album che ricordi in maniera particolare?
Frank e Kuschi volevano registrare uno spoken word in corean per 'Spit It Out' quindi ho chiesto ai miei genitori ed è stato sicuramente un momento speciale. Vedere mia madre e mio padre davanti al microfono è stato divertente. Sono orgogliosa del loro contributo.

Puoi darci qualche dettaglio in più sulle collaborazioni con Alissa White-Gluz e Jen Majura?
Ci conosciamo da un paio di anni e mi piacciono indipendentemente dal fatto che sono delle ottime performer. Sono semplici, gentili e dolci. Alissa è una guerriera sul palco e quando le ho chiesto una parte in growl per 'Five Billion Lies' non ha esitato. Jen è favolosa e il suo assolo di chitarra in 'Spit It Out' è eccellente. Sono due fantastiche rappresentanti del genere femminile.

Hanno registrato in studio con voi?
Di questi tempi è molto facile comporre e registrare musica tramite internet.

Come pensate di promuovere l'album?
Per quanto concerne il tour ci saranno degli show in Europa, Asia e Sud America. Siamo sorpresi da così tante richieste da parte dei promoter perché fino a due mesi fa nessuno sapeva dell'esistenza della band. Cercheremo di suonare davanti a più persone possibili e ci auguriamo di passare anche dall'Italia. Mi vergogno del fatto di non esserci mai stata.

(parole di Ji-in Cho)

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