Medicine Boy
Sud Africa
Pubblicato il 11/09/2016 da Lorenzo Becciani

Chi sono i Medicine Boy?
Ce lo chiediamo pure noi.

Di quale medicina stiamo parlando?
Dream noise. È un termine che ci descrive bene.

Potete fornirci qualche dettaglio su come si è formata la band?
Entrambi abbiamo suonato in altre band per anni. Ci piaceva l'idea di un progetto a due e volevamo buttarci con tutti noi stessi in qualcosa di nuovo. Ci è sembrata una bella sfida ed anche un'occasione per suonare di più dal vivo.

Qual è il vostro background musicale?
Faccio parte di band da quando avevo quattordici anni. Ero in una band garage blues denominata Pretty Blue Guns mentre Lucy aveva un progetto solista decisamente più folk chiamato Lucy Kruger & The Lost Boys. Entrambi suonavamo nella band psichedelica The Very Wicked.

Com'è la scena in Sud Africa? Ci sono altre band che meritano la nostra attenzione?
Ce ne sono tante che stanno lavorando duro per dare al proprio pubblico qualcosa in cui credere veramente. Tra queste Dangerfields, Sannie Fox, Bilderberg Motel, The Psalms e Sol Gems.

Che tipo di connessione avete con le altre band sudafricane? C'è una sorta di competizione?
La scena è abbastanza piccola e piena di ostacoli ma direi che la comunità prevale sulla competizione.

Quanto sono cambiati i vostri obiettivi adesso che 'Kinda Like Electricity' è realtà?
Abbiamo sempre voluto scrivere musica che suonasse onesta e organizzare il maggior numero di concerti possibili. Direi che siamo sulla strada giusta.

Quanto tempo avete impiegato a comporre l'album?
È difficile stabilirlo anche perchè alcuni pezzi nascono in maniera rapida ed altri molto lentamente. Per esempio 'Lashes' è stata scritta in due giorni mentre c'è voluto quasi un anno per completare 'You're An Animal Now'. Di solito pubblichiamo un album quando abbiamo abbastanza canzoni ma stavolta abbiamo composto con l'idea di come dovesse suonare l'album già nella testa. Il songwriting può nascere da un'idea improvvisa che riesci a catturare oppure durante sessioni in cui per ore non accade nulla.

C'è un momento particolare delle registrazioni che ricordate con piacere?
Tutte le volte che una canzone viene completata è una bellissima sensazione. Spesso inizi a registrare senza sapere come verrà fuori. È avvincente vedere come prende forma e mostra le varie parti in cui è suddivisa. La prima canzone dell'album, 'The Back Of My Eyes', avrebbe dovuto essere l'ultima in scaletta. Doveva essere heavy e atmosferica. É assolutamente quella in cui abbiamo impiegato più tempo per la registrazione delle parti di batteria. Quando l'abbiamo ripresa nella seconda sessione abbiamo deciso di spingerla verso un altro spazio. È stata quindi registrata nuovamente con una chitarra acustica nel bagno dello studio.

Vi siete ispirati a qualche album in particolare per la produzione ed il mixaggio?
'Push The Sky Away' di Nick Cave è un punto di riferimento importante anche se non volevamo certo suonare uguale. È più un fatto di attitudine o approccio compositivo. Amiamo l'apertura e la radezza di quell'album.

Perché avete scelto proprio 'E.V.I.L.' come anteprima dell'album?
Era uno dei pezzi già completi al momento di rilasciare un'anteprima in rete. Nel pezzo ci sono un po' tutti gli elementi presenti nell'album e abbiamo pensato potesse essere un'introduzione perfetta.

Quali sono gli altri passaggi chiave?
È stato grandioso pubblicare la versione live di 'Lashes' perché è un pezzo ancora più vicino al sound generale dell'album. Siamo orgogliosi del range di influenze che siamo riusciti a celebrare mantenendo un feeling coerente.

Di cosa parlano i testi in generale?
Si tratta di un album molto umano. Le canzoni sono conversazioni con altre persone o tra di noi sugli argomenti che prendono maggiore spazio nelle nostre teste. Una specie di rottura che ci lascia esposti ma allo stesso tempo ci permette di muoverci e respirare.

Qual è il significato di 'Anything, As Long As It's Black'?
Siamo sempre un po' nervosi quando ci viene chiesto il significato che si cela dietro alle nostre canzoni. Suppongo che questa sia più poetica e assurda delle altre. É in bilico tra un sogno intenso e la cruda realtà. Lo spazio che non riesci a descrivere ma che è ugualmente presente. Così parte la musica.

Dove avete suonato la prima volta?
Abbiamo aperto ai Golden Animals a Johannesburg. Eravamo terrorizzati e fu una delle notti più fredde dell'anno. Non sapevamo quale sarebbe stata la reazione del pubblico ma siamo sopravvissuti.

Avete dei rituali prima di salire sul palco?
Cerchiamo di rilassarci, respirare ed essere presenti. È bello trovare un momento per connetterci e divertirci insieme. Un po' di vino rosso aiuta di solito.

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