Come hai conosciuto Nuri? Quanto è mutato il tuo approccio compositivo dopo il suo ingresso nella band?
(Antonio) Con Nuri la collaborazione è iniziata circa un anno e mezzo fa, ma ci conosciamo da prima per via dei suoi Vanity. L'approccio compositivo per ora è rimasto pressoché invariato, vedremo in futuro col prossimo disco. Stiamo lavorando a nuovo materiale insieme.
Le canzoni di 'Bloove' erano state scritte prima o dopo il suo ingresso? Sono state riarrangiate o prodotte da capo?
(Antonio) "Bloove" è stato scritto prima del suo arrivo, diciamo che lui ha contribuito alle linee vocali quando i brani erano stati già registrati. I brani presenti sul 7'' e sull'ep sono stati ri-registrati e ri-arrangiati, sia per dare un suono compatto a tutto il disco, sia perché nelle versioni precedenti c'erano delle featuring. Su "New Love" cantavo io con la partecipazione di Simona Ferrucci di Winter Severity Index, "Your Icon" invece è stata cantata da Valerio Bulla di Ancièn Regime e I Cani.
Quanto è stato importante l'EP 'Your Icon' per fissare gli standard qualitativi del full lenght e magari trovare un suono personale?
(Antonio) L'EP “Your Icon” è stato un esperimento dal punto di vista dei remix, perché ne sono usciti alcuni tra techno e IDM. Già durante la stesura dei brani in sala prove avevamo in mente un certo tipo di sound, che poi è stato sviluppato durante le registrazione. Gli standard qualitativi sono stati raggiunti in fase di mixaggio e di mastering presso l'Atlantisound Studio di Bologna.
Come nascono i tuoi pezzi? Parti dalla chitarra, da una linea vocale o dalla base elettronica?
(Antonio) Tutti i brani sono partiti da linee di chitarra poi arrangiate col gruppo, qualcosa da giri di basso. Non ci sono basi elettroniche nel sound generale, solo qualche synth suonato in studio, come sul brano "Shadow", dove le linee del moog sono state registrate da Nicola Rossi dei Doomraiser.
Ci sono degli album in particolare che ti hanno ispirato in fase di produzione e mixaggio? Che tipologia di suono volevi ottenere?
(Antonio) L'ispirazione è sempre un fatto inconscio e irrazionale, quindi in quanto tale ci sono stati molti dischi che hanno più o meno influenzato la resa finale dell'album, ma non ci sono riferimenti espliciti, diciamo che volevo un suono lontano dagli anni '80, qualcosa di più anni ‘90, specie nelle batterie, con un sound generale compatto e il più naturale possibile, con molta "aria" sullo sfondo. Tutti gli effetti, così come molte soluzioni di arrangiamento, sono stati elaborati e pensati in sala prove, molto tempo invece è stato speso per capire come registrare gli strumenti a livello di microfonazione in studio, con una risposta in frequenza il più possibile simile a quello che usciva fuori dagli amplificatori.
Prova a recensire 'Fear/Paranoia' e 'Sleepwalking' per i nostri lettori...
(Antonio) "Fear/Paranoia" è l'unico brano che proviene dal primo repertorio della band, le prime bozze risalgono al 2012, in seguito è stato arrangiato e abbiamo trovato tutti i suoni. E' un brano molto noise rock che si appoggia su melodie indie wave. Dal vivo trasmette molta energia ed è sempre di grande impatto."Sleepwalking" concettualmente è la stessa cosa ma abbiamo lavorato più sugli estremi, quindi le parti noise sono al limite del db e le melodie sono molto "dreamy".
(Nuri) “Fear/Paranoia” è la cavalcata noise rock del disco. Quando ho sentito per la prima volta il brano mi è subito venuto in mente di scrivere un testo e un ritmo vocale che richiamasse un dancefloor oscuro e desertico, violento e sensuale allo stesso tempo. “Sleepwalking” invece è un brano ricco di contrasti tra l'intro/chorus, il verso e il bridge, è l'esempio perfetto dei nostri brani che traghettati dalle chitarre sfumano verso sempre qualcosa che non ti aspetti, ti abbracciano e ti graffiano allo stesso tempo, fin quando non esci dal vortice.
'Your Icon' sarebbe stata perfetta per i dancefloor gotici di una volta. Ne senti la mancanza?
(Antonio) Non credo che il brano si adatti ai dancefloor gotici, presumo che negli anni '80 potevi sentire più musica legata al punk, e negli anni ‘90 più al gothic rock o derivazioni di stampo elettronico. Se dovessi definire un brano come Your Icon direi "melodie pop con tanto rumore di sotto."
(Nuri) Per me “Your Icon” è quella audiocassetta che ritrovi in macchina, polverosa, di un gruppo sconosciuto americano di fine anni '90 di cui non ricordavi l'esistenza ma con un sound ancora attuale. Il vero pezzo da dancefloor gotico è “Fear/Paranoia”.
Di cosa parla il testo? Si tratta di un'icona religiosa?
(Nuri) “Your Icon” è una chiesa sconsacrata piena di fumo mentre fai sesso circondato da fantasmi in un vortice di piacere, peccato e sensi di colpa.
'New Love' è psichedelia pura. Pensi che in futuro la componente acida e psichedelica potrebbe aumentare nella vostra musica?
(Antonio) Sicuramente si. "New Love" è stato un brano fondamentale per la crescita del gruppo, e vale la stessa definizione precedente "melodie pop con tanto rumore di sotto". In futuro vorrei dare maggiore rilievo al "groove" quindi sviluppare un approccio più ritmico, ma senza andare a discapito delle armonie che rimangono, a mio avviso, la cosa che ci esce meglio. Ultimamente tendiamo verso brani più psych e space rock, tipo "Hollow Party","Escape High" o "Shadow". Vedremo cosa ci aspetta.
Chi ha realizzato l'artwork? Nasconde un significato particolare?
(Antonio) L'artwork è stato realizzato in collaborazione con Fabio Timpanaro, Digital Artist and Creative Retouche, che lavora tra Roma e Londra presso Storm Studio. Sono molto affascinato dai lavori di Leif Podhajsky e da quel tipo di astrattismo/geometria. Abbiamo lavorato su elementi presi dal mondo naturale e da immagini cosmiche, tutto rielaborato in nuove sintesi, l'intento era quello di creare un ponte tra la roba lisergica anni '60 e i forti contrasti cromatici che tanto andavano negli anni '90.
Cosa hai ascoltato di interessante quest'anno?
(Antonio) Il 2016 ha avuto buone uscite, ho ascoltato ultimi lavori di The Cult Of Doom Keller, Psychic Ills, Black Mountain, Ulrika Spacek, Preoccupations, Boris, Anna Von Hausswolff..
Ci sono altri gruppi romani con cui avete legato o che ritenete particolarmente validi?
(Antonio) Roma è una metropoli, ci sono tante ottime realtà, spesso però sono frutto di una singola individualità che di una band vera e propria. Abbiamo buona intesa con Klimt 1918, con Sonic Jesus e Winter Severity Index abbiamo suonato in diverse occasioni assieme. Ritengo molto validi i Black Rainbow, specialmente con l'ultimo disco.
Quali sono i vostri piani adesso? Avete già fissato delle date?
(Antonio) Stiamo chiudendo un po di concerti in giro e intanto portiamo avanti il lavoro di promozione dell'album, il cd è in distribuzione nei negozi in questo periodo. L'edizione in vinile uscirà verso fine gennaio-metà febbraio. Per adesso abbiamo alcune date fissate a Roma, stiamo partecipando a trasmissioni radio e presentazioni via etere dell'album. Ci vorrà un po' di tempo affinché il disco venga assorbito dal mercato. Stiamo lavorando per organizzare un tour entro l'estate e nei primi mesi del 2017 inizieremo la produzione di un video.
Pensi che 'Bloove' possa ottenere maggiore riscontro all'estero o nel nostro paese?
(Antonio) Questo è da vedere, sulla carta un prodotto tipo "Bloove" si adatta più al mercato anglosassone, dove la gente storicamente è più sensibile a proposte del genere, ma in Italia la psichedelia e la musica indipendente hanno da sempre un buona fanbase e un pubblico che apprezza, anche se chiaramente non possiamo parlare di fenomeni di massa. Al di là del valore intrinseco di una band poi contano molto i rapporti con uffici stampa, booking agency, organizzazioni eventi e locali, label, distribuzione, in pratica chi dà visibilità alla tua musica. Non c'è una regola ben precisa. Forse l'unica cosa sicura è che se riesci ad avere ottimi risultati all'estero quasi sicuramente poi anche in Italia ti apprezzano, questo per un fatto di esterofilia che aleggia nella mentalità dominante.

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