Il nuovo album è il quinto, se non sbaglio, e soprattutto il secondo con Napalm Records, quindi vorrei partire da qui. Come siete entrati in contatto con l'etichetta? E quali sono, secondo te, le band più interessanti del roster Napalm in questo momento, escluso ovviamente voi?
Bella domanda, in realtà durante il processo, quando scrivo e produco un album, mi isolo e non ascolto musica nuova. Quindi non ho idea di chi abbiano messo sotto contratto di recente. Dopo il nostro terzo album, 'Wings Of Fire', abbiamo ottenuto qualche data internazionale e abbiamo iniziato a prendere un po' di slancio. A un certo punto, ricordo il giorno in cui è arrivata all'improvviso una e-mail con la richiesta di collaborazione da parte di Napalm Records. È stato davvero bello e inaspettato. È una sorpresa bellissima.
Adesso siete in tour con altre due band, entrambe finlandesi.
Sì, con due band: alcune date le facciamo con una, altre con l'altra. Sono Horizon Ignited e Omnivortex. Sono band davvero molto valide e stanno ottenendo consensi qui in Finlandia.
Cosa volevi cambiare, o migliorare leggermente, dopo 'Voices In The Sky'? E com'è stato il processo questa volta: rilassato, caotico, difficile, facile..
È stato molto difficile. Fare un album non è mai facile, soprattutto con il nostro metodo, dato che produciamo e registriamo tutto da soli. Per me è sempre un processo molto pesante, perché scrivo gran parte dei pezzi, poi li registro, scrivo i testi, canto tutto e mi occupo del mixaggio. Sono esposto al materiale così a lungo che è facile stancarsene, anche prima dell’uscita. Un aspetto che ho migliorato parecchio è la capacità di non ascoltare i demo. Quando facevamo 'Voices In The Sky' ascoltavo di continuo le versioni grezze di ogni nuovo riff, di ogni nuova canzone, un frammento dopo l'altro, in loop. Con questo album, come dicevo prima, ho cercato di isolarmi dalle influenze esterne, e stavolta anche dalla mia stessa musica. Mi espongo alla musica solo quando ci sto lavorando e la sto migliorando, non per ascoltarla continuamente. E funziona davvero, perché l'album mi suona ancora fresco. Di solito, dopo il mastering, passano almeno sei mesi prima di riuscire ad ascoltare di nuovo l'album, dopo un'esposizione simile. Quindi è stato un cambiamento davvero salutare. Però è stato un percorso duro. L'album precedente è stato realizzato in parte durante la pandemia, molti brani sono nati in quel periodo, quindi con diverse difficoltà. Questa volta avremmo dovuto essere un po' più rapidi, ma ci sono stati problemi di salute nella band, uno dopo l'altro: prima si ammala uno, poi, quando sta bene, si ammala un altro. In più condividiamo alcuni musicisti con i Battle Beast, che a volte fanno tour molto intensi. Tutto si è allungato ed è stato un po' stressante continuare a saltare le scadenze. Però credo che l'album non sarebbe venuto così bene se ci fossimo attenuti alla tabella di marcia originale.
Dici di non ascoltare altra musica mentre lavori a un nuovo album, ma avete seguito dei modelli in termini di produzione? Magari volevi il suono di batteria di una certa band, o un certo suono di chitarra.
Ho usato soprattutto i nostri album precedenti come riferimento. Vale un po' lo stesso discorso: non voglio subire troppo l'influenza degli altri. E poi, secondo me, molti album metal moderni sono fin troppo levigati. Se ti confronti continuamente con quel suono, quando cerchi di fare qualcosa di un po' più grezzo ti sembra strano: "È abbastanza tirato? Devo renderlo ancora più preciso? Diamogli un po' di punch, per sicurezza". In realtà impariamo sempre qualcosa di nuovo, visto che facciamo tutto da soli. Mi occupo della pre-produzione quando comincio a scrivere un brano: lo scrivo già in Pro Tools, il software finale che userò, e alla fine il processo è quasi sempre lo stesso. Sostituisco la batteria programmata con quella reale. Quando programmo la batteria posso già trovare un groove e il tipo di suono che mi piace. Poi, quando facciamo i demo per le chitarre, abbiamo già il suono di chitarra in mente. Abbiamo imparato a sequenziare meglio le cose, mettendole una dopo l'altra invece di sovrapporle tutte, e a fare arrangiamenti migliori. Ancora una volta abbiamo fatto un passo avanti nel capire cosa funziona davvero e come suonano i Brymir. Il nuovo album ha pezzi molto diversi tra loro, c'è tanta varietà nel materiale.
Vi considerate ancora una band melodic death metal?
Sì, suoniamo decisamente melodic death metal, anche se questo album ha maggiori influenze black metal. Ma melodic death metal è la definizione che ci descrive meglio. In passato eravamo più una band folk metal, ma già con il secondo album abbiamo iniziato a crescere. Per il nuovo album abbiamo iniziato anche a usare un'estetica fantascientifica, proprio per rompere l'immagine che alcune persone possono avere di noi come band folk metal. Per me, infatti, l'ascoltatore è molto più libero se può immaginare la musica e le storie in qualsiasi contesto in cui si senta a proprio agio, invece di avere un'estetica imposta, per cui tutti i paesaggi diventano foreste, navi vichinghe e cose così. Mi piace quando la musica è un po' come un'arte astratta: ognuno può trovare la propria interpretazione di ciò che l'artista voleva dire.
Qual è il pezzo chiave dell’album?
Direi 'What We Leave Behind'. L'album contiene riff e parti di canzoni scritti più di dieci anni fa, riff che si sono accumulati, avanzi di brani precedenti. 'What We Leave Behind', invece, era completamente nuova ed è da quel momento che ho cominciato a pensare come produrre l’album. Mi trovavo in un momento della mia vita in cui sentivo il bisogno di lasciare il lavoro, la mia ragazza, di sacrificare tutto per fare heavy metal con tutta la mia concentrazione. E l'ho fatto. Poi ho iniziato a scrivere i testi come se andasse tutto storto. Un po’ come quando arrivi a destinazione, dopo aver lasciato tutto alle spalle, e cambi idea ma non puoi tornare indietro. Ho scritto il testo così e alla fine è diventato una storia vera, perché mi sono reso conto di essere stato troppo precipitoso nel prendere decisioni e di essere finito in fondo al baratro, da solo. La canzone è davvero tutta la storia della mia relazione, il perdersi e il ritrovarsi. E riassume anche molto bene la situazione del mondo e ciò che vogliamo dire con tante altre canzoni dell'album, cioè la domanda: cosa lasciamo dietro di noi, in tanti sensi, anche se ciò che lascio è, in fondo, una canzone sul lasciare l'amore. Così è diventato un tema fortissimo in tutto l'album, forse il collante che tiene insieme tutto. Tutti i testi sono legati a questo tema.
Possiamo dire che l'album è una specie di concept?
Non è davvero un concept. Tutte le canzoni sono storie vere delle nostre vite, ed è così da diversi dischi. A volte facciamo un pezzo più leggero, con testi solo sul combattere o cose simili. Ma in questo album ogni canzone parla di traumi personali o della situazione in cui si trova il mondo oggi, sull'orlo di una strana rivoluzione tecnologica di cui nessuno sembra capire niente, con guerre che scoppiano ovunque. Quindi i testi sono brani a sé. Poi, quando abbiamo finito l'album e messo insieme la tracklist, ci siamo accorti che sembra un concept album, un pacchetto pensato apposta così. Non so, direi che è coincidenza. Forse perché i pezzi sono nati tutti nello stesso mood.
Una delle cose che mi piacciono di più della band è la parte grafica delle vostre copertine: non solo splendida, ma anche molto intelligente, secondo me. Oggi, se vuoi vendere qualcosa, devi offrire un prodotto valido e unico. E 'What We Leave Behind' ha un artwork incredibile, come anche l'album precedente. Ti chiedo se l'artwork è stato completato dopo aver scritto i testi e dove avete preso l'ispirazione, perché è molto interessante.
L'artwork è nato un po' per caso. Qualche anno fa eravamo in tour con i Finntroll e sono diventato molto amico di Samuli, tatuatore e illustratore bravissimo. Parlavamo di collaborare e abbiamo le stesse influenze, sia della giovinezza sia dell'infanzia, con il fantasy e la fantascienza. Volevo qualcosa di fantascientifico, sulla fine del mondo, qualcosa del genere. Sono ossessionato dai portali stellari, portali verso lo spazio o il tempo, vortici, wormhole. Gliel'ho detto più o meno così, lui ha fatto una bozza e quando l'ho vista ho pensato: "È esattamente quello che avrei voluto". Gli abbiamo dato praticamente carta bianca nell'interpretazione, perché siamo diventati così amici che sappiamo cosa ci piace anche senza doverlo descrivere troppo. Gli ho dato solo qualche indicazione. Mi piace anche fidarmi degli artisti, perché sono professionisti. E’ bello avere un'idea, una visione o un senso estetico comune con qualcuno e dargli le redini. Ma doveva contenere un portale stellare.
Portate un po' di questa estetica anche in tour?
Sì, abbiamo appena fatto un nuovo backdrop enorme. Con i backdrop è sempre divertente: quando inizi come giovane band hai il primo backdrop, tre metri; poi ne hai uno da cinque, sempre più grande, poi da otto, adesso undici metri di larghezza. È molto grande e molto bello. Ci sono elementi grafici misti, presi qua e là dalla copertina dell'album e da un bellissimo design del merchandising che uscirà insieme all'album. Quindi il nostro palco adesso è davvero bello.
Non vedo l'ora di ascoltare i brani dal vivo, ma non suonate in Italia a breve.
Purtroppo no. Ma parlerò seriamente con il nostro booking agent per venire da voi, perché adesso faremo tappa in Germania. Però mi piacerebbe molto fare Francia, Italia, Spagna. Credo sia molto probabile che succeda più avanti in primavera, perché speriamo di ottenere un altro tour europeo.
Avete percepito pressione da parte dell'etichetta, visto che questo è il vostro secondo album. Magari avete parlato di quante copie vendere e cose simili.
Certo, c'è più pressione, perché è la seconda volta insieme e ci sono aspettative di fare meglio. Ma sono grato per la pressione che l'etichetta ha messo durante la creazione dell'album, perché abbiamo saltato un paio di scadenze e abbiamo dovuto rimandare più volte. Capisco che siano impazienti, perché quando rimandi si spostano tante cose. Sono grato per la pazienza, ma anche per il fatto che siano stati rigidi: "Dobbiamo rispettare questa scadenza", altrimenti magari sarei ancora lì a equalizzare il rullante per altri due anni. Per il resto la collaborazione è ottima. È la prima volta che abbiamo un team completo. Con il primo album dovevamo dimostrare il nostro valore; ora, con il secondo, abbiamo più risorse e più aiuto con promozione. Per la prima volta abbiamo un team vero e proprio. Credo sia anche la prima volta in cui potremo avere la possibilità di ottenere degli slot davvero belli nei festival l'estate prossima, e magari qualche tour negli Stati Uniti. Insomma, è un nuovo capitolo, con molta più potenza di fuoco.
Tre band finlandesi che ogni giovane metalhead dovrebbe ascoltare? E non puoi dire i Battle Beast..
Children of Bodom, ovviamente. Poi senza dubbio i Wintersun. Sulla terza fammi pensare, vediamo se riesco a inserire una sorpresa. Tra le band più recenti, direi che gli Assemble the Chariots meritano di essere ascoltati, perché secondo me stanno facendo cose molto belle. Li conosciamo da tanto tempo, da quando eravamo molto più giovani, e abbiamo seguito il loro lavoro apprezzandolo.
(parole di Viktor Gullichsen)


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