State andando a girare un video top secret. Almeno la location ce la puoi dire?
Siamo legati a Torino da sempre. Abbiamo girato lì parecchi video, compresi i due video di questo ultimo disco, e anche quello che stiamo andando a filmare adesso.
Raccontaci del video di 'The One', che è fantastico: dove l'avete girato e come ti è venuta l'idea? È davvero una produzione cinematografica a tutti gli effetti.
Innanzitutto devo sottolineare che, per quanto io mi sia sempre occupato di tutti i video dei Frozen Crown e ne abbia curato tantissimi aspetti, tra cui la regia e spesso il montaggio, questa volta ho unito le forze con un amico di vecchia data, Raoul Noise. È il suo pseudonimo, ma oggi è meglio accreditare le persone con il nome d'arte, perché sono più facili da trovare sui social. È un ragazzo giovane del giro metalcore e black metal di Torino, con cui avevo già lavorato in passato. Abbiamo unito le forze perché, da quando mi occupo anche della gestione dei Frozen Crown, ho dovuto lasciare un po' da parte la regia, ma al tempo stesso avrei sempre voluto lavorare con lui, perché è molto bravo. Il video si basa sulla nostra estetica e sulla nostra idea, quella dei Nazgûl e del Signore degli Anelli, a cui il pezzo stesso è ispirato. Ma Raoul ha fatto il 90 per cento del lavoro: ha diretto, registrato, montato, filmato, e ha messo in pratica tutto con le comparse, poi alterate con la computer grafica. Vorrei citare anche Daria Ghislon, che ha creato il trono e la corona: sono props veri, non fatti in computer grafica. Il tema è abbastanza autoesplicativo: c'è la corona di ghiaccio, legata al nostro nome, e ci sono i Nazgûl e il Signore degli Anelli, un tema a cui siamo sempre stati legati ma che, per questioni di tempo e budget, non eravamo mai riusciti a curare anche in ambito video. Adesso, con il giusto videomaker, ne abbiamo avuto l'occasione.
Ti ricordi quando ti sei imbattuto per la prima volta nelle opere di Tolkien?
Faccio una premessa: la nostra cantante Giada è la fan numero uno fin da quando era ragazzina, e lo è anche il nostro batterista Niso. Per quanto mi riguarda, ho sentito parlare di Tolkien un po' come tutti quando ero piccolo, ma ero più team Robert E. Howard: più per i barbari, per Conan, per lo Sword and Sorcery che per il fantasy. Ero legato a un fantasy forse più mediterraneo, più vicino alle nostre tradizioni, quindi streghe piuttosto che elfi. Il fascino dei libri di Tolkien, però, era innegabile. Ricordo molto bene una versione animata piuttosto vecchia, girata in rotoscopio, che avevano dato sulla Rai quando ero bambino: mi sono letteralmente fatto sotto dalla paura, perché era spaventosa sotto tutti i punti di vista. Mi sfugge il nome dell'autore, ma è l'unica serie animata dell'epoca in cui Boromir aveva un elmo da vichingo ed era raffigurato proprio come un vichingo. Quindi l'ho sempre conosciuto e ne sono stato attratto, anche se non è mai stato tra le mie prime influenze. Quando con Giada abbiamo creato la band, abbiamo messo insieme queste due reference.
Com'è nato il concept dei Sei Re? Perché avete deciso di dedicare quest'album a questa narrazione, che è molto precisa?
Il primo disco, 'The Fallen King', nasce nel 2018. Si chiama così perché era nato come il mio disco da solista per i fan giapponesi, che erano straniti dal fatto che non fossi più il cantante principale e che ci fosse una nuova cantante a prendere il mio posto. Per farla piacere ai giapponesi gliel'abbiamo raccontata così: io lasciavo la mia corona e venivo spodestato. Questo spodestamento dal punto di vista canoro si rifletteva nei testi, nel concept della copertina e anche in 'I Am the Tyrant', il video in cui io ero imprigionato mentre lei sedeva sul trono. Era un gioco che trasponeva la realtà, cioè il fatto che io non fossi più il lead singer e diventassi un backing vocalist, in tinte fantasy. Poi, complice anche il successo del nostro secondo singolo, 'Kings', il tema dei re e dei tiranni è diventato uno dei nostri leitmotiv. Tutti siamo stati folgorati da 'Legacy of Kings' degli Hammerfall: il concetto dei re è sempre stato molto importante per noi, tanto da essere nel nome stesso della band. Con questo album volevamo esprimere anche la nostra nuova coesione come band, con la nuova line-up: siamo una band di sei elementi dopo esserlo stata di cinque per svariati anni, e questo è anche il nostro sesto album. Da qui l'idea dei sei re e di questo concept: un disco che ci rappresenta molto bene nella nostra totalità.
Ti chiedo una cosa che non c'entra con l'album: quali sono, secondo te, le band power metal italiane di riferimento?
Per me i Vision Divine sono stati determinanti: una loro canzone mi ha folgorato, così come tutto il disco. E poi assolutamente i Rhapsody di 'Dawn of Victory'. I Vision Divine per me erano una band heavy metal: non sapevo neanche cosa volesse dire power quando ho ascoltato il debutto. Ascoltando i Rhapsody c'era anche un certo tipo di immaginario: i costumi, queste atmosfere molto pompose e ricche, queste orchestrazioni enormi. E come tutti cantavo come un pazzo 'Moonlight' dei Labyrinth. Ma i Rhapsody e i Vision Divine sono state due tra le band che mi hanno cambiato la vita.
Secondo me con questo album diventerete il punto di riferimento del power metal italiano per anni a venire. Siete pronti? La scena italiana è abbastanza precaria, ed essere il portabandiera di una scena che perde pezzi è un peso importante.
Ti ringrazio molto. Però sicuramente né i fan del power metal di vecchia data né i vari recensori saranno del tuo stesso avviso: in Italia abbiamo trovato tantissima ostilità. Credo che in Italia abbiamo il numero maggiore di hater, mentre all'estero zero. Ma va bene, è normale: c'è chi ti ama, chi ti odia, chi ti dà il consiglio costruttivo. Il problema è che tutto questo viene da persone che non hanno neanche ascoltato il disco e a cui non interessa ascoltarlo, semplicemente perché abbiamo una donna come cantante, ci sono donne nella formazione e siamo relativamente giovani, e quindi non va bene. Noi ci siamo rassegnati. Ci piace tantissimo suonare in Italia quando riusciamo, e sottolineo quando riusciamo, ma obiettivamente la richiesta dall'estero è enorme: abbiamo fatto un tour da headliner senza date italiane, con l'80% delle date in Germania. Siamo stati headliner per la prima volta in un festival in Germania e poi in uno in Svezia. Pian piano la band cresce ma purtroppo non è l'Italia a darci da mangiare, quindi a un certo punto ce ne facciamo una ragione: se qui nessuno ci vuole, andiamo altrove, nessun problema. Ma il tuo giudizio mi fa molto piacere.
A livello di produzione e songwriting hai fatto un passo in avanti. La produzione è eccezionale, non ha mezza forzatura, cosa piuttosto rara nel power metal sinfonico, dove si tende ad appiccicare le linee orchestrali. Il songwriting ha gli spigoli quando servono e la melodia quando serve, e i cori sono uno meglio dell'altro. Quali sono gli altri pezzi chiave? Forse 'The One' non è neanche il pezzo più bello del disco.
È sempre così. Mi fa molto piacere che tu lo dica, perché questo è il disco in cui abbiamo lavorato maggiormente su questi aspetti. Non che non l'avessimo fatto in precedenza, ma i dischi passati erano molto più carnali e meno lavorati: volevano essere un ritratto raw, grezzo, della band in quel momento. Questo invece è stato molto smussato e non c'è niente di prolisso. 'Call of the North' è uno dei miei dischi preferiti dei Frozen Crown, e anche uno dei preferiti dei nostri fan, ma sia come minutaggio sia come opulenza era importante: i pezzi duravano tanto, c'erano tante ripetizioni e si estendevano molto. Questo disco è stato pensato per essere molto più asciutto. Quindi sì, 'The One' non è il pezzo più bello del disco, ma il primo singolo non lo è mai. Era il pezzo che doveva essere il primo singolo, per una serie di motivi. Ti dico già che ci sarà un altro singolo molto presto, e che ognuno dei pezzi avrà la sua importanza in termini di esposizione. Quello che ci dà fastidio è che la gente ascolta i singoli e poi il disco muore lì: vogliamo estendere la vita del disco il più possibile sotto forma di video, non limitandoci ai singoli d'ordinanza.
Chi vorresti bruciare in paradiso?
Me stesso. Perché sarebbe divertente: la metafora è quella di essere se stessi, e quando sei in mezzo a tutti gli altri dai fastidio. A me invece piace essere quello fastidioso in mezzo a tutti coloro si atteggiano a perfetti, e questo si riflette anche nel discorso della scena italiana. Spesso hai degli hater che, quando li incontri dal vivo, ti fanno il sorrisetto, ti salutano, si nascondono e se ne vanno. A me invece piace prendere in giro tutti. Non dico farmi odiare, ma è anche quello divertente: mi piace essere il diavoletto che brucia in paradiso.
Avete già provato dei brani nuovi dal vivo? Cosa dobbiamo aspettarci dal prossimo tour?
Stiamo per partire per l'America e lì suoneremo sicuramente 'The One' e 'Reborn', oltre a 'Who Wants to Burn in Heaven' e a un altro pezzo. Sono così tanti i pezzi nuovi che forse ne lasceremo uno da parte, ma solo per il tour americano. Per il tour europeo, quello con i Beast in Black e i Sonata Arctica, probabilmente suoneremo quattro pezzi nuovi, tra cui la tua preferita.
L'ultima cosa te la chiedo sui boardgame. Visto che toccate temi fantasy legati a diversi giochi da tavolo e di ruolo famosi, volevo sapere se anche tu sei appassionato e se giocate a qualcosa con gli altri membri della band.
Quando prima ti parlavo di Sword and Sorcery e di Robert E. Howard, intendevo che sono un fan di HeroQuest. Il tempo è il vero problema: in tour giocare da tavolo è complicato. Per fortuna ci sono i videogame, che non sono la stessa cosa, ma ti fanno stare un minimo in quel mood. Il divertimento in casa Frozen Crown è votato esclusivamente alla musica: da tre o quattro anni a questa parte avrò visto due film, non sto scherzando. Oltre a HeroQuest, per questione di tempo a Dungeons & Dragons purtroppo non posso più giocare, ma sono un grandissimo fan di Vampire: The Masquerade, il gioco di ruolo.
(parole di Federico Mondelli)


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