Temperance
Italia
Pubblicato il 21/10/2026 da Lorenzo Becciani

Quando ho saputo che il nuovo album si sarebbe chiamato ‘Arcani’, non avevo ancora visto la copertina, mi ero già fatto un’idea, conoscendovi un po’ e sapendo quali idee e quali testi vi caratterizzano. Poi ho visto la cover e ho pensato subito a Res Arcana. Parliamo quindi di giochi da tavolo.. 
A dire la verità sono abbastanza ignorante in materia. Pensa che quando ho suonato in Olanda da solista, gli organizzatori dello spettacolo mi hanno mostrato decine di giochi da tavolo perchè sono grandi appassionati. Io invece ho sempre giocato poco. L’idea dietro al titolo è stata di Kristin e il collegamento tra i tarocchi e il nostro nome è evidente.

 

La musica è arrivata prima quindi.. 
Partiamo sempre dalla musica. Di solito scrivo tutto io. Su ‘Arcani’ c’è solo il brano conclusivo che è stato scritto da Kristin. Per il resto musica, linee vocali e arrangiamenti orchestrali sono miei. Quando ho parlato con Kristin dei testi mi ha detto subito che le sarebbe piaciuto scriverli e parlare dei tarocchi. Ormai abbiamo tanti concerti alle spalle e conosco bene la sua voce, così come conosco quella di Michele. Quando compongo so già più o meno quali strofe saranno cantante da una o dall’altro. In corso d’opera le cose possono cambiare ma in generale è già tutto previsto. Una volta strutturato il brano giro a Kristin una demo con la linea vocale già cantata da me. Il testo che uso è fittizio e serve solo per farle capire come dovrebbe svilupparsi il brano. A quel punto lei ha costruito i versi.  

Avete alle spalle una carriera lunga e articolata, con tanti dischi anche diversi tra loro. Immagino che il tuo approccio alla composizione non sia necessariamente cambiato, ma si sia evoluto nel tempo. In cosa pensi di essere migliorato come autore negli ultimi quattro o cinque anni? 
Per me comporre è sempre uno stimolo enorme, e lo ripeto spesso. Quando si parla di un nuovo album sembra quasi banale dire che è il migliore che abbiamo mai fatto. Però, per quanto mi riguarda, è davvero così e se non lo pensassi, non lo pubblicherei nemmeno. Sono convinto che ‘Arcani’ sia un album migliore di ‘Hermitage’, così come ‘Hermitage’, secondo me, era migliore di ‘Diamanti’. Le copie vendute non sono poi così importanti. ‘Hermitage’ per esempio ha venduto meno di ‘Diamanti’, ma va anche detto che era un disco più complesso. Penso di essere migliorato nella scrittura perché ho accumulato molta esperienza. Ho collaborato con tante persone diverse. Dico sempre che ogni volta che suono con un altro musicista, registro per qualcuno, scrivo una canzone per un altro artista o vado in tour con persone diverse, imparo qualcosa. Ogni concerto e ogni album sono un’occasione per imparare dagli altri. Mi piace suonare con persone più brave di me. Ormai ho una mia impronta riconoscibile, ma negli anni ho assimilato influenze sempre più particolari e personali.

 

C’è stato un periodo in cui sembrava che ti arrivasse ispirazione da ogni direzione, quasi avessi un’urgenza compositiva esagerata e dovessi assolutamente esprimerla. Forse negli ultimi anni hai razionalizzato le uscite e devo dire che la qualità è cresciuta molto. Oppure i Temperance si sono consolidati e hai avuto meno tempo, perché suonavate continuamente. 
Non lo so, perché sento ancora il bisogno di scrivere più che di pubblicare. Ho tantissime canzoni che compongo qui e che magari usciranno tra due anni. Ma questa esigenza non è scomparsa. È ciò che mi tiene vivo. Scrivere canzoni e andare in tour sono le due cose che amo di più nella vita. Un mese fa è uscito il nuovo album dei Fallen Sanctuary, il progetto che porto avanti con il cantante dei Serenity e di cui sono molto orgoglioso. Il primo era uscito per Frontiers Music, mentre questo è autoprodotto. L’autoproduzione ha molti vantaggi, ma anche qualche svantaggio: si perde molto tempo a preparare i preordini, la distribuzione digitale e la stampa dei dischi. Dal punto di vista economico, però, credo che per le band di medie dimensioni l’autoproduzione sarà il futuro. Magari mi sbaglio, ma penso che andrà così.   

Con i Temperance avete già superato molti dei risultati precedenti e continuate a migliorare. Mi chiedevo se fossi diventato più selettivo rispetto ai progetti a cui partecipi, oppure se avessi ancora questa enorme mole di lavoro e ti piacesse così. 
Quando una band mi chiede di cantare una canzone nel suo album, a prescindere dall’aspetto economico voglio prima ascoltarla. Non lo faccio per darmi delle arie, ma per capire se si adatta alla mia voce e se mi piace. Può anche essere una bella canzone, ma se non mi piace finirò per cantarla in un modo che non mi appartiene. Collaboro anche con molte persone curando gli arrangiamenti, registrando i cori dei loro album oppure lavorando come autore esterno per progetti e band. Rispetto ai primi dischi che ho realizzato più di quindici anni fa, non sento più quell’urgenza di pubblicare a tutti i costi, di vedere il CD stampato o il mio nome ovunque. Però continuo ad avere bisogno di scrivere: all’inizio era quasi una terapia, e in fondo lo è ancora.

 

C’è una canzone, non necessariamente la migliore, che ha innescato tutto il processo creativo di ‘Arcani’? 
È difficile dirlo, perché quando scrivo per i Temperance non smetto mai di comporre. Anche stamattina, per esempio, ho registrato un’idea per la chitarra. Quando sento che è arrivato il momento di raccogliere le idee per scrivere un album dei Temperance, mi chiudo in me stesso per due settimane, non parlo con nessuno e lavoro a tutte le canzoni insieme. Posso dirti qual è stata la prima canzone completa che ho scritto, ma quella che probabilmente ha fatto da traino all’album, almeno per me, è ‘Ready Before We Die’. Un’altra traccia importante è ‘Petrichor’. Avevo l’idea da tempo, ma è stata una delle ultime canzoni che ho sviluppato, perché quasi temevo di affrontarla: nella mia testa doveva essere lunga e avere molte sfaccettature. Mi sono detto che dovevo arrivarci con la mente lucida, altrimenti avrei rischiato di fare tutto di fretta. Avevo già alcune linee vocali che mi piacevano molto, ma ho deciso che sarebbe stata l’ultima canzone da completare, così da poterla affrontare libero da tutto il resto. In un certo senso, però, l’idea di quella traccia ha trascinato l’intero album. 
 

È una delle mie canzoni preferite del disco. Qual è invece la traccia che non avresti mai scritto all’inizio dell’avventura dei Temperance? 
A dire la verità amo tutti i nostri album, ma non riesco ad ascoltare il primo: contiene soluzioni che ormai non mi appartengono più, sia nella scrittura sia nella produzione. A volte mi chiedo: «Perché l’ho fatto così?». A parte quel disco, però, sono ancora innamorato più o meno di tutti gli altri. Forse una canzone come ‘Ready Before We Die’, che per me è una pop song con le chitarre, all’inizio non sarei stato capace di scriverla. Ha alcune soluzioni particolari, come il cambio di tonalità già dal primo ritornello. Nell’immaginario collettivo il cambio di tonalità arriva nell’ultimo ritornello. In questo caso invece l’ho inserito subito, nel primo chorus, e questo spiazza un po’. Forse agli inizi dei Temperance non sarei riuscito a comporre un pezzo del genere. 
 

Potrebbe essere una buona idea ristampare il debutto con arrangiamenti e soluzioni diverse, un po’ come hanno fatto gli Amorphis reincidendo ‘Tales Of The Thousand Lakes’ con Tomi Joutsen alla voce e modificando anche gli arrangiamenti. Ne è venuto fuori un album completamente diverso, che forse funziona. Anche i Sonata Arctica hanno riregistrato per intero il primo disco, cambiando linee vocali e altri elementi. 
Purtroppo devo dirti che l’epoca di queste operazioni è finita. Il mondo corre troppo in fretta. Abbiamo parlato del penultimo disco dei Temperance, ‘Hermitage’, uscito tre anni fa, ma nel mondo di oggi è come se fosse già archiviato. 
 

Posso immaginarlo. Qual è stata finora la tua esperienza più bella? E come è cambiato il vostro pubblico negli ultimi anni? 
Secondo me il nostro pubblico è cambiato molto con l’uscita di ‘Of Jupiter And Moons’. Da quel momento si sono aperte molte porte. È incredibile, ma a volte basta una canzone. Ricordo bene quando pubblicammo quel brano, che coincise anche con un cambiamento nella formazione dei Temperance. Era il primo album che mixavamo con Jacob Hansen in Danimarca. C’erano diversi elementi nuovi e particolari. Ricordo che, appena uscì quella canzone, nel giro di due giorni ricevemmo due offerte per andare in tour in Europa. Grazie a quel brano ci contattò anche Napalm Records, dicendoci che era interessata a noi. Da lì si sono aperte molte opportunità, soprattutto in Europa. È difficile scegliere una sola esperienza, ma sono molto legato al Giappone: con i Temperance ci siamo stati due volte e in entrambe le occasioni è stato bellissimo. Mi ha colpito molto anche il concerto che abbiamo tenuto a Città del Messico due anni fa. Suonavamo in un locale piccolo, non saprei nemmeno quantificare la capienza, forse come il Legend di Milano. Eppure c’erano fan arrivati da altre città del Messico, persone entusiaste che conoscevano i testi meglio di noi, gente che non avrebbe mai creduto di poterci vedere dal vivo e che quasi piangeva quando ci ha incontrati. È stata una delle esperienze più belle della mia vita, anche se non è stato il concerto con il pubblico più numeroso.   
 

Pensi che ‘Arcani’ sia l’album che Napalm Records aspettava da voi? 
Posso dirti che, quando ho mandato loro il disco finito, i ragazzi di Napalm mi hanno subito detto che è il miglior album mai realizzato dai Temperance. Mi ha fatto piacere, perché non sai mai come verrà accolto un disco, soprattutto quando è lungo.   
 

E adesso quali sono i vostri programmi? Una volta terminata la promozione, che cosa succederà? 
Tra dieci giorni inizieremo il tour con i Kamelot. Poi, naturalmente, l’anno prossimo faremo un tour da headliner, che annunceremo dopo tra qualche mese. 

In Italia com’è la situazione a tuo parere? 
Quando abbiamo pubblicato ‘Of Jupiter and Moons’ si era creato un certo entusiasmo intorno a noi anche in Italia. Il giorno dell’uscita dell’album eravamo addirittura primi su iTunes Italia. Magari solo per tre minuti, ma ci siamo arrivati! Poi secondo me abbiamo perso un po’ di terreno e spero sempre di recuperarlo. Amo il nostro Paese e quando sono in Italia sono sempre felice. I dati parlano chiaro. A Milano ed in altre città ci sono tanti concerti con un pubblico non particolarmente numeroso. Quindi, secondo me, non è un problema soltanto dei Temperance o di altre band come Frozen Crown o Wind Rose, che fanno ottimi numeri all’estero. E’ un problema generale del nostro Paese.  

(parole di Marco Pastorino)

| Related

Le immagini presenti su questo sito, incluse copertine di album e fotografie degli artisti/band, sono utilizzate esclusivamente a fini informativi, didattici e/o di recensione, nel rispetto delle eccezioni previste dalla normativa sul diritto d’autore (art. 70 L. 633/1941 e s.m.i.). Tutti i diritti restano di proprietà dei rispettivi titolari (autori/fotografi, etichette, editori, agenzie). Le fotografie di persone possono essere soggette a ulteriori diritti di immagine e di personalità. Le immagini sono mostrate in risoluzione ridotta, con attribuzione quando disponibile, e non sono destinate a uso commerciale né a sfruttamento pubblicitario. L’uso delle immagini non implica approvazione o affiliazione da parte degli artisti, delle etichette o dei titolari dei diritti. Se ritieni che un contenuto violi diritti di terzi, contattaci: provvederemo alla verifica e, se del caso, alla rimozione tempestiva.