Retribution Gospel Choir
USA
Pubblicato il 17/02/2010 da Lorenzo Becciani
Recentemente i Low hanno ottenuto un riscontro notevole da parte di critica e pubblico. Quanto è differente scrivere una canzone per i Retribution Gospel Choir?
Non cambia niente. Non scrivo canzoni specificatamente per un gruppo o l'altro. Una volta che il pezzo è pronto scelgo dove collocarlo e come riprodurlo. Alcune composizioni sono registrate in versioni diverse, altre connesse ai musicisti che le suonano.
Come avete scelto il vostro nome?
Ho avuto questa frase nella mente per molti anni. Quando suonavo in una band chiamata Ida ci divertimmo a cantare armonie corali su un paio di canzoni e da quell'esperienza è nato Retribution Gospel Choir. Non è facile da pronunciarlo ma suona bene con il classico accento da predicatore sudista. L'aspetto più importante è che ci descrive alla perfezione.
Possiamo considerare quest'album la release di una band vera e propria e non un semplice progetto parallelo?
Non è mai stato solo un progetto parallelo. Ci tengo a sottolineare che non ne ho mai avuti. Scrivo canzoni per la gente e alcune di esse vengono più ascoltate di altre. Tutto qui...
Come si sono intrecciate le personalità dei diversi membri questa volta?
Direi molto bene. Conosco Eric e Steve da parecchio tempo e quindi so perfettamente come confrontarmi con loro. Sono musicisti molto abili e fin dalla prima volta che abbiamo suonato insieme ho capito che sarebbe uscito qualcosa di davvero valido.
Quali sono le differenze sostanziali rispetto al debutto?
Intanto questo disco segue un tour esteso e un processo di preproduzione molto lungo. Il primo album era delicato e rilassato mentre in questo abbiamo premuto il piede sull'acceleratore e suonato più duro. E' cambiata anche la persona che ha mixato il tutto.
Da dove proviene l'ispirazione?
Mi ispira tutto tranne la cattiva musica. E' la maledizione di essere un musicista, perdersi dietro ai dettagli senza considerare il quadro globale. Ho sempre amato gli estremi in termini di produzione, dai Beatles a Aphex Twin. In questo caso ho scelto Matt Beckley e i Faux Rock di Sherman Oaks dove erano passati Blood Brothers e Daisy Chainsaw.
L'idea della cover com'è nata?
Aaron Molina è un grande fotografo e un nostro amico. Guardando il suo sito ho visto queste foto scattate sulle rive del lago superiore a poche miglia da Duluth in Minnesota dove abbiamo registrato l'album. Trovo la copertina colossale.
Perchè avete scelto un'immagine fredda? C'è un collegamento con la musica?
E' vero è fredda ma il sole sta quasi nascendo sull sfondo..
La temperatura non certo mite del Midwest vi ha influenzato in qualche modo?
Penso di sì ma è difficile definirlo a parole. Anche Bob Dylan e Neil Young provengono da qui. Magari non è un caso..
Quale messaggio vuoi trasmettere con i testi?
Qualunque cosa sia in grado di cantare con sufficiente confidenza davanti alle persone. L'unica condizione è questa. All'inizio i testi nascono come pezzi di un puzzle da comporre e mi auguro che
Che rapporto avete con la Sub Pop?
E' una grande etichetta. Ho fiducia in loro e nella saggezza di Jonathan. Tra i gruppi che preferisco del roster mi piace citare Red Red Meat, Pissed Jeans, Beachwood Sparks, The Shins e qualcosa di grunge.
Quali sono le tue principali influenze eldquo;non musicalierdquo;?
Dio e la famiglia vengono prima di tutto. Poi l'arte visuale, ci sono dei dipinti che mi spingono quasi a piangere. Ho provato a seguire quella strada da giovane ma non ero molto portato.
A quali altri progetti stai lavorando?
Con Mimi stiamo lavorando a un componimento di danza moderna chiamato 'Heaven' e commissionato dal coreografo Morgan Thorson. I ragazzi stanno prendendo lezioni di piano e questo è davvero eccitante.
Quale ruolo svolge la religione nella tua vita?
E' un tutt'uno con essa. Negoziare tra i due aspetti sarebbe una perdita di tempo.
Qual è la tua definizione di successo come artista?
Creare qualcosa di onesto che ispiri qualcun altro a creare qualcosa di onesto. Magari essere amato...

(parole di Alan Sparhawk)

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