Crown Of Autumn
Italia
Pubblicato il 30/06/2011 da Lorenzo Becciani
Quali sono gli eventi che vi hanno portato alla pubblicazione di 'Splendours From The Dark'?
Nell’ormai lontano 1997 pubblicammo il nostro debut album eldquo;The Treasures Arcaneerdquo; tramite una casa discografica che io e Mattia fondammo per l’occasione, la Elnor Productions. Il disco ebbe un ottimo responso, sia di critica che di pubblico e con gli anni divenne una sorta di eldquo;culterdquo; dell’underground nostrano. In seguito a quell’esperienza in ambito puramente metal, iniziammo a sentire il desiderio di esplorare nuove vie compositive, concentrandoci maggiormente sull’aspetto intimo e atmosferico della nostra musicalità. Fu così che nacque il progetto Magnifiqat interamente cantato in lingua italiana che proponeva uno stile alquanto diverso da quello dei Crown Of Autumn, pur recuperandone lo spirito più profondo. Magnifiqat unisce influenze dark e gothic rock ad altre mutuate dalla musica antica, quella etnica, fino ad arrivare alla tradizione cantautorale italiana. Colgo l’occasione per ricordare che quest’album dal titolo eldquo;Il più Antico dei Giornierdquo; sta beneficiando di una nuova distribuzione proprio in questo periodo. In seguito all’avventura con i Magnifiqat ci siamo presi una lunga pausa dovuta in gran parte a cambiamenti non indifferenti nelle nostre vite personali. Tuttavia non ci siamo mai persi di vista e abbiamo continuato a suonare insieme in progetti di vario genere, un po’ per gioco e un po’ per il gusto di sperimentare. Era da molto che ripensavamo al nostro primogenito, avevamo ancora del materiale scritto nel periodo immediatamente successivo all’uscita di eldquo;The Treasures Arcaneerdquo; e mai realizzato. Non appena decidemmo di riprendere in mano quei riffs qualcosa scatteograve; e capimmo che il momento del risveglio era arrivato. Il nostro nuovo album eldquo;Splendours From The Darkerdquo; accosta pertanto materiale scritto tra il 1997 e il 1998 a canzoni del tutto nuove in una amalgama che, a nostro parere, attualizza molto il nostro sound senza pereograve; tradire il feeling delle origini.
Se consideriamo anche Magnifiqat tra i tre dischi della vostra produzione sono trascorsi sempre molti anni. Ritenete che sia l'unico modo per mantenere elevato il livello qualitativo della proposta?
Assolutamente no. Nel nostro caso gli eventi hanno portato ad avere lunghissime pause tra un disco e l’altro ma non è stato nulla di calcolato, anzi. Non avendo mai smesso di scrivere musica, neanche per un solo giorno, oggi ci ritroviamo pieni di materiale che non vediamo l’ora di realizzare. Spero di potermi mettere al lavoro molto presto su un eventuale nuovo album dei Crown Of Autumn ma è una cosa che non avverrà prima di Settembre o Ottobre, con il buon auspicio della stagione giusta! Nel frattempo rimaniamo concentrati sulla promozione di eldquo;Splendours From The Darkerdquo;.
Come siete entrati in contatto con My Kingdom Music?
Una volta ultimate le registrazioni del disco contattammo diverse case discografiche ottenendo alcune proposte sia dall’Italia che dall’estero. My Kingdom Music ci colpì subito per l’indiscutibile apertura mentale dimostrata dal loro catalogo , estremamente variegato ma, a suo modo, anche molto coerente. Inoltre ricevemmo una bellissima lettera di Francesco Palumbo nella quale ci spiegava che aveva apprezzato il nostro gruppo sin dal primissimo periodo e dalle sue parole capimmo che aveva colto pienamente e profondamente lo spirito dei Crown Of Autumn. A quel punto la scelta divenne ovvia.
Svelateci i segreti della eldquo;Transfigurated Editionerdquo; di 'The Treasures Arcane'.
In occasione dell’uscita del nuovo album ci è sembrato quasi doveroso - anche in considerazione del lungo periodo trascorso - far conoscere ai nuovi fan un lavoro che crediamo sia rimasto ancora affascinante dopo tutti questi anni. Il disco è stato ristampato da My Kingdom Music in una versione remixata, rimasterizzata e con un artwork del tutto nuovo ma molto aderente a quello originario la parola giusta è appunto eldquo;transfiguratoerdquo;. Con questo vocabolo di sapore neotestamentario intendiamo evidenziare il fatto che, non ostante si tratti del medesimo disco uscito nel 1997, non di meno il suo aspetto è mutato migliorato, crediamo - dal lungo lavoro di post produzione che è stato fatto per rendere il tutto più godibile, stando sempre ben attenti a non tradirne il mood originario.
Cosa avete provato a rimaneggiare quei brani?
Ovviamente non potevano non riaffiorare ricordi, immagini e sensazioni legate agli anni del nostro debutto. Mattia, che si è occupato di tutto il lavoro di remix, è stato molto equilibrato e non si è mai lasciato prendere la mano. In questi casi la tentazione maggiore per un musicista è quella di andare a mettere le mani su tutti quegli aspetti del disco che non ti convincevano fin dal principio, specialmente quando stai lavorando ad un album uscito quasi quindici anni prima. Così facendo pereograve; si rischia di stravolgere l’atmosfera generale del lavoro ed il confine tra eldquo;ritoccoerdquo; e eldquo;cambiamentoerdquo; è facilmente oltrepassabile. Il nostro intento era quello di ritoccare, di migliorare non quello di cambiare. Riascoltando eldquo;The Treasures Arcane - Transfigurated Editionerdquo; credo proprio che siamo riusciti nell’impresa. Inoltre abbiamo voluto impreziosire il tutto inserendo le quattro tracce del nostro demo eldquo;Ruinserdquo; come bonus.
Quali sono le differenze sostanziali tra 'Splendours From The Dark' e il vostro debutto?
I brani contenuti in eldquo;Splendours From The Darkerdquo; hanno una struttura più simile a quella di una canzone che non di una eldquo;suiteerdquo;; più diretti rispetto alle lunghe composizioni presenti sul debut album. Le undici tracce che formano il nuovo disco sono state concepite quasi interamente utilizzando la chitarra, cosa che ovviamente rende il tutto più eldquo;guitarorientederdquo; e per certi versi ci riavvicina all’approccio avuto con eldquo;Ruinserdquo;. Ovviamente questo elemento non snatura il sound della band; ci sono ancora moltissimi arrangiamenti di tastiera in eldquo;Splendours From The Darkerdquo; ma a nostro avviso sono meglio amalgamati al resto degli strumenti. L’album è forse meno barocco ma non meno complesso e variegato rispetto a eldquo;The Treasures Arcaneerdquo;. In quest’ultimo infatti, la smania di far sentire ogni singolo arzigogolo dell’arrangiamento ha fatto sì che il lavoro perdesse un po’ di quell’impatto tipicamente metal che ci si aspetta da una band come la nostra. Nel nuovo disco i due elementi che maggiormente ci caratterizzano energia ed atmosfera hanno trovato il loro perfetto equilibrio.
In termini di produzione è cambiato qualcosa?
Certamente. La produzione è stata interamente curata dal nostro batterista presso il suo Elnor Studio; Mattia si è occupato sia della produzione artistica che del lavoro di tecnico del suono e credo che il risultato sia eccellente! Non ci riteniamo un gruppo particolarmente eldquo;estremoerdquo;, ragion per cui cercavamo un feeling sonoro che fosse potente senza risultare eccessivamente aggressivo, e ovviamente con un occhio di riguardo alle parti più dolci ed eteree. Il fatto di aver atteso quasi quindici anni ha i suoi vantaggi ovvero più esperienza e più maturità tecnica.
Recensite 'Templesein' e 'Ultima Thule' per noi...
eldquo;Templeisenerdquo;, oltre ad essere uno di quei brani interamente scritti tra il ’97 e il ’98 ha anche il pregio di contenere tutti quegli aspetti che contraddistinguono il debut album: epicità, drammaticità e suggestioni medievali. Ecco il motivo per cui questa traccia è stata scelta come opener per il successore di eldquo;The Treasures Arcaneerdquo;, è sicuramente il ponte ideale tra passato e presente dei Crown Of Autumn. Anche da un punto di vista lirico questo brano contiene tutti gli elementi cardine presenti nei nostri testi fin dagli esordi. Il termine eldquo;Templeisenerdquo; venne usato da Wolfram Von Eschenbach nel suo eldquo;Parzivalerdquo;, uno dei più importanti poemi cavallereschi del cosiddetto eldquo;Ciclo Arturianoerdquo; o eldquo;Ciclo Bretoneerdquo; e di gran lunga il più iniziatico. Questo vocabolo è riferito molto probabilmente all’ordine dei Poveri Cavalieri di Cristo e del Tempio di Salomone, meglio conosciuti come Templari. In questa lirica si pone l’accento, per mezzo di immagini simboliche, su quel tipo di spiritualità solare propria alla tradizione ghibellina e ad un certo tipo di cristianesimo medievale che richiama più o meno direttamente la spiritualità e la weltanschauung propria a tutti i popoli indoeuropei fin dal periodo precristiano. Per chi fosse interessato ad approfondire questi elementi consiglio il libro di Julius Evola dal titolo eldquo;Il Mistero del Graalerdquo;. Veniamo ora ad eldquo;Ultima Thuleerdquo;. Il titolo è preso da una frase che Virgilio pone all’inizio delle sue Georgiche:erdquo;Tibi serviat ultima Thuleerdquo; (letteralmente:eldquo;che l’ultima Thule ti renda servigio). Nel mondo antico si dava questo nome ad una regione dell’estremo nord che probabilmente aveva carattere più simbolico che geografico. La frase è riferita ad Augusto e per mezzo suo all’idea romana di Iperium; qualcosa di molto diverso, per non dire antitetico rispetto all’imperialismo moderno che tutti abbiamo sotto gli occhi. eldquo;Ultima Thuleerdquo; non è altro che un ode a quell’idea così alta.
Di cosa parlano invece 'Forest Of Thoughts' e 'Triumphant'?
Senza dilungarmi troppo posso sintetizzare dicendo che eldquo;Forest Of Thoughtserdquo; è un brano ispirato a quei riferimenti alla cultura celtica presenti nel cattolicesimo dell’Europa occidentale durante il periodo medievale. Testi come eldquo;Il Viaggio di San Brandanoerdquo; o il sopracitato eldquo;Ciclo Arturianoerdquo; ne sono un’eccellente testimonianza. eldquo;Triumphanterdquo; è una canzone legata all’idea di eldquo;tempo ciclicoerdquo;, tipica della visione del mondo dell’occidente precristiano (e non solo), in contrapposizione con il concetto di eldquo;tempo lineareerdquo; di matrice giudaicocristiana. Purtroppo quest’ultimo ci ha portati verso quella deleteria illusione chiamata eldquo;progressoerdquo; che si concretizza nella continua ed esponenziale accelerazione delle nostre esistenze.
Come sono nate le collaborazioni con Gianluigi Girardi e Milena Saracino?
Avevamo sentito il lavoro di Gianluigi con gli Event Horizon rimanendone immediatamente colpiti. Pensai subito che la sua voce così potente ed espressiva sarebbe stata perfetta per le nuove canzoni dei Crown Of Autumn. Tramite un amico comune (Federico Rebusso, che si è occupato dell’artwork di entrambe le band) riuscimmo a contattarlo telefonicamente e lui ci disse che era un grande fan sia dei Crown Of Autumn che dei Magnifiqat! A quel punto tutto avvenne in maniera naturale. Per quanto riguarda Milena invece, ci conoscevamo già personalmente poiché da qualche anno ricopre il ruolo di lead singer in un coro gospel diretto da alcuni miei carissimi amici. Appena decidemmo di inserire una guest vocal femminile all’interno del nuovo disco il mio pensiero andeograve; subito a lei. Siamo entusiasti del lavoro di Gianluigi e Milena, le loro voci danno un ulteriore tocco si varietà e pathos alle nostre composizioni.
Come si è evoluta la eldquo;sacralitàerdquo; di 'Ruins' nel corso degli anni?
Effettivamente già da eldquo;Ruinserdquo; si poteva assaporare una buona dose di eldquo;sacralitàerdquo;, come dici tu con un termine che mi pare azzeccatissimo! L’elemento del sacro è sempre stato fondamentale nei nostri progetti, tanto in Crown Of Autumn quanto (se non di più) in Magnifiqat. Si tratta di qualcosa che trascende la forma, e pertanto si pueograve; tranquillamente adattare a varie forme diverse pur rimanendo sempre identico a se stesso. Metal, musica etnica, ambient, sinfonica, antica, elettronica e neo folk sono tutte forme che ci hanno influenzato e che si prestano benissimo ad essere veicolo di sacralità musicale. L’evoluzione, più che formale, è stata di coscienza. Ai tempi di eldquo;Ruinserdquo; e eldquo;The Treasures Arcaneerdquo; avevo un’attitudine più istintiva ed estetica verso la sfera del sacro; col tempo ho approfondito l’argomento tramite lo studio e l’esperienza personale diretta, acquisendo sempre più consapevolezza rispetto a questo lato dell’esistenza umana. Il disco dei Magnifiqat sancì in qualche modo questo traguardo che, come ogni traguardo, è anche un nuovo punto di partenza. eldquo;Splendours From The Darkerdquo; non fa altro che proseguire lungo il medesimo camminoehellip;
Cosa vi attrae della musica medievale?
E’ qualcosa di innato. Le scale, le armonie e l’incedere di quella musica sono sempre apparse alla mia anima come qualcosa di profondamente familiare. Con il tempo ho scoperto che molte di quelle soluzioni melodiche erano pressoché le stesse utilizzate da alcuni dei miei gruppi metal preferiti, il che non ha fatto altro che aumentare l’interesse verso quelle sonorità. La musica di quel periodo, così come l’architettura, la pittura, la scultura e la religiosità trasmettono un senso ti nobiltà e di pace interiore, di virtù e semplicità, idee che cerchiamo di rievocare nella nostra musica.
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Discography
2011 - The Treasures Arcane (1997)splendours From The Dark

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