White Skull
Italia
Pubblicato il 15/05/2012 da Lorenzo Becciani

 

Intanto vorrei sapere quali sono le ragioni che ti avevano costretto a lasciare i White Skull  e cosa ti ha spinto a tornare in line-up dopo dieci anni..
Ho deciso di mollare nel 2001 dopo avere pubblicato 'Public Glory, Secret Agony'. Ero molto stanca, per certi versi demotivata e mi rendevo conto che le mie aspettative erano differenti rispetto a quelle degli altri ragazzi. Di conseguenza non ero d'accordo con alcune decisioni e quindi ho preferito farmi da parte. Il ritorno nei ranghi è avvenuto in maniera del tutto naturale. A settembre del 2010 sono rimasti senza cantante, io avevo già progettato di tornare in Italia e quindi ci è sembrata la soluzione migliore. All'inizio abbiamo dovuto organizzarci parecchio tramite internet perché vivevo ancora negli Stati Uniti. Una volta rientrata il processo ha subito un'accelerazione importante. 
 
Un aspetto che ho sempre apprezzato nei White Skull è l'onestà della vostra proposta. Senza necessariamente strafare avete sempre portato avanti le vostre idee evitando compromessi e mantenendo intatta la fiducia nei confronti dei vostri fans. Perché secondo te questo avviene sempre più raramente?
Hai ragione purtroppo. Credo che dipenda da più fattori. In primo luogo la politica del gruppo ma poi entrano in gioco anche le ambizioni e la capacità degli artisti di assumersi certi rischi. Al giorno d'oggi le difficoltà sono sempre maggiori e spesso i problemi economici hanno la meglio. In altri casi sono le etichette a costringerti a prendere certe decisioni. Noi siamo orgogliosi di essere sempre riusciti a rimanere fedeli alla nostra proposta. L'unico momento di imbarazzo fu proprio quando decisi di lasciare la band. 
 
Vi sentite parte di una scena heavy metal italiana? La bandiera evocata dal titolo esiste veramente?
La bandiera esiste e la vedrai sul palco. A parte le battute se non ci credessimo non saremmo ancora qui dopo oltre venti anni. 'Under This Flag' desidera essere una sorta di autocelebrazione della band ma anche esprimere un senso di appartenenza in una comunità nella quale stiamo bene. 
 
Com'è cambiato il tuo approccio vocale negli anni? 
Il “graffio” è sempre lo stesso, mi dicono di essere maturata magari perché adesso utilizzo melodie piu' varie. Per quanto mi riguarda credo di essere migliorata soprattutto a livello di songwriting. Riesco a scegliere le parole più appropriate, ho una conoscenza migliore dell'inglese e impiego meno tempo a scrivere il testo di una canzone. 
 
Ci sono altre cantanti metal che ti piacciono particolarmente?
Mi piace molto Veronica Freeman dei Benedictum e in generale tutte le voci cattive. Ascolto anche le cantanti di impronta lirica ma non me ne innamoro facilmente. 
 
Quanto tempo avete impiegato a comporre e registrare le nuove canzoni?
I ragazzi ci lavoravano dall'uscita del disco precedente mentre ho inviato le prime cose a novembre 2010. A fine luglio dello scorso anno sono arrivata in Italia e abbiamo cominciato a mettere insieme il materiale verso  settembre-ottobre. A dicembre eravamo pronti. 
 
Quali sono le differenze sostanziali tra 'Forever Fight' e 'Under This Flag' a livello sonoro?
Rispetto a 'Forever Fight' la scelta dei suoni delle tastiere e la produzione della voce sono decisamente diverse. Ritengo che il mixaggio di questo disco sia migliore. La batteria è magnifica, ci sono grandi assoli di chitarra e la voce è potente ma allo stesso tempo limpida. Per quanto mi riguarda sono stata in studio i classici due giorni per registrare le voci ma ti posso assicurare che gli altri ragazzi hanno lavorato duramente per ottenere quello che senti in 'Under This Flag'. 
 
Quali sono le tracce su cui puntate maggiormente? 
Le mie preferite sono senza dubbio la title track, 'Prisoners Of War' e 'Nightmares'. 
 
A chi è dedicata Bottled Mind?
Il testo nasce da un racconto di mio marito che lavorava nell'esercito. Parla dello stato mentale diverso che dovevi avere in Iraq quando uscivi dal campo per portare a termine qualche missione. 
 
(parole di Federica “Sister” De Boni)
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