Ancora oggi ascolto molto 'Choirs Of The Eye'. Cosa ricordi di quelle recording session?
L'intero processo fu divertente e formativo. Direi che la parte migliore era rappresentato dall'eccitazione e dalla creatività tra i vari collaboratori. Ci sentivamo come se fossimo in grado di fare qualunque cosa. Lo attribuirei al fatto che allora nessuno di noi era un musicista professionista, avevamo lavori normali, carte di credito – quindi pagare del tempo extra in studio era molto meno stressante – e non c'erano reputazioni di cui preoccuparsi. Questo ci permise di concentrarci sulla sperimentazione e di rimanere tranquilli.
Che rapporto hai con John Zorn dopo tutti questi anni? Avete condiviso altri progetti insieme?
Viviamo entrambi a New York e quindi lo vedo in giro qualche volta. Come membro dei Secret Chiefs 3 ho partecipato di recente a qualcuna delle sue Masada Marathons.
Quanto tempo è servito per comporre e registrare i nuovi brani?
Dall'inizio del processo al suo completamento sono trascorsi circa sette mesi ma alcuni frammenti risalevano ad un anno prima.
Ancora una volta hai scelto di lavorare con Randall Dunn. A quali album vi siete ispirati per la produzione?
Questo è il settimo album che registro con lui e quindi è un rapporto che va avanti da molto tempo. Nonostante fosse parecchio impegnato mi ha trovato uno spazio e si è detto interessato nel realizzare un altro album dei Kayo Dot. Mi piace lavorare con persone che mostrano entusiasmo e propongono idee e credo che lo stile di Randall negli overdubs fosse ideale per 'Hubardo'. E' un genio dei sintetizzatori e mi ha aiutato ad aggiungere delle parti di tastiera. Non sarei stato in grado di fare lo stesso nello studio che frequento a New York.
Quali erano i tuoi obiettivi quando hai formato i Kayo Dot? Quanti ne hai raggiunti nel frattempo?
Non ne avevo di specifici se non che desideravo suonare in una band più austera di come erano i Maudlin Of The Well. Ogni volta che pubblichiamo un album è come se ci ponessimo dei nuovi obiettivi e giudico eccellente quello che siamo stati in grado di fare fino a questo momento.
La vostra musica è spesso catalogata come post metal, progressive rock o avantgarde. Con quale tra questi termini ti trovi più a tuo agio?
Tra questi tre sicuramente post metal ma se fosse per me non andrebbe bene nessuno. Credo fermamente che i Kayo Dot siano inclassificabili. Potrebbe soddisfarmi qualcosa del tipo “avant-goth, progressive experimental doom, abstract electroacoustic black modern compositional metal”.
Quanto è cambiato il tuo approccio compositivo negli anni?
Internamente ho il medesimo approccio intuitivo di quando ero parecchio giovane e strimpellavo la chitarra in cameretta. Ne uso anche altri con cui amo sperimentare ma l'approccio intuitivo torna spesso. E' una sorta di Anahata, un posto speciale. Questo non toglie che ciascun album sia contraddistinto da diversi obiettivi musicali e quindi richieda un songwriting appropriato.
Ascolti parecchio jazz?
Non molto a dire il vero.
Qual è stato il contributo di Mia Matsumiya stavolta?
Ha suonato il violino in 'The Black Stone' e 'The Second Operation (Lunar Water)'.
Cosa è successo con Hydra Head? Hai perso tempo alla ricerca di una nuova etichetta?
Per un periodo Hydra Head si è tirata fuori dagli affari anche se adesso sta gradualmente tornando attiva in forma ridotta. E' una bella label ma il nostro rapporto non funzionava più da quando ci sono stati problemi interni. Ho cercato una nuova etichetta per tre anni ma le uniche che hanno mostrato interesse non erano capaci di provvedere al budget necessario per registrazione e distribuzione. Finchè non troveremo un accordo adeguato continueremo ad auto-gestirci.
Sto aspettando con ansia la versione in tre vinili di 'Hubardo'. Sei anche te un collezionista? Quanti vinili possiedi?
Certo ne ho tantissimi. Davvero troppi da contare. I miei preferiti sono vecchie registrazioni analogiche con range dinamico elevato. Qualcosa di Frank Sinatra oppure il suono ruvido dei primi Voivod.
'Hubardo' è la storia di una meteora che cade sulla terra e rapisce il cuore di un poeta solitario, forzandolo ad una trasformazione alchemica personale. Nessun collegamento con 'The Man Who Fell To Earth' di David Bowie?
Non credo ci sia ma incoraggio chiunque desideri scavare nel profondo del significato della storia ad acquistare una copia del libro di Jason Byron, 'The Sword Of Satan', che abbiamo incluso nella versione deluxe.
E' corretto affermare che 'Hubardo' è l'album più heavy della vostra carriera?
Se con heavy intendi un suono metallico lo è senza dubbio. Forse non nel senso della pesantezza emotiva. Tutti gli album dei Kayo Dot cercano di raggiungere livelli elevati di intensità ed ognuno è diverso dall'altro. Non credo servano necessariamente delle chitarre potenti per esprimere tale sensazione. Preferisco la gloriosa intensità di un arcobaleno in contrasto con la totale oscurità.
Ci sono possibilità di vedere ancora i Maudlin Of The Well?
Mi piacerebbe suonare quel materiale ma gli altri membri vivono in altri stati e quindi ritrovarsi nella stessa stanza per provare insieme sarebbe veramente costoso. Se arrivasse un'opportunità per un grande festival europeo magari potremmo accettarla. Sto organizzando una retrospettiva di una settimana al The Stone di New York per l'agosto del 2015 e quella potrebbe essere una buona occasione.
La tua visione della musica, e dell'arte in generale, è solamente empirica e sperimentale?
Assolutamente no. Sono stato educato secondo gli standard classici della cultura occidentale che, almeno in parte, tracciano quelli che sono i diversi gradi e obiettivi nella qualità artistica. Ritengo che ogni artista debba sperimentare finché non ha trovato il proprio suono ma ci sono delle fondamenta solide della storia, oltre al corrente zeitgeist, che vanno tenute in considerazione. La musica dopo tutto è un'esperienza sociale ad ampio raggio.
Lasci mai spazio all'improvvisazione?
Molto poco. Tutto è strettamente composto. Su 'Hubardo' l'unica parte improvvisata è l'assolo di 'The Wait On The World'.
(parole di Toby Driver)

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