Kari Rueslåtten
Norvegia
Pubblicato il 31/03/2014 da Lorenzo Becciani

Quanto sei legata a Throndheim?
E' la mia città e parte della mia ispirazione. E' normale che faccia riferimento alla natura, all'oscurità ed ai lunghi mesi invernali anche se quest'anno non c'è stata troppa neve. Mi manca un pò a dire la verità.

Quanto ti sei resa conto che era il momento di pubblicare un nuovo album?
Il processo è iniziato molto piano. Non ero sicura poi ho deciso di pubblicare un album acustico e l'ispirazione è arrivata rapidamente.

Hai sempre dato l'impressione di trovarti poco a tuo agio con le regole del music business. Come hai trovato l'industria musicale dopo tutti questi anni?
Quando uscì 'Other People's Stories' internet stava cambiando tutto. Era esploso il file sharing che ha segnato la morte degli album come li abbiamo sempre intesi. Adesso internet è un amico per comunicare, offre opportunità di streaming ed il suo utilizzo da parte degli artisti è molto diverso da allora. In un verso positivo sicuramente.

Possiamo considerare 'Time To Tell' come una progressione naturale rispetto a 'Other People's Stories'?
'Time To Tell' è un album estremamente personale sotto diversi punti di vista. Le canzoni sono nate al piano. Non l'ho suonato per parecchio tempo ed è stato come riabbracciare un vecchio amico. Ascoltando il vecchio album mi rendo conto che ci sono dei pezzi come 'Fishing' e 'Life' che sono serviti a preparare il terreno per il nuovo materiale.

Quanto tempo hai impiegato a comporre e registrare i brani?
Ho iniziato a febbraio scorso e avevo già una canzone pronta. A maggio ho portato le prime cose in studio poi l'album è stato terminato a settembre-ottobre. Quindi tutto molto rapido ma con diverse pause.

Perché hai scelto di collaborare con Jostein Ansnes?
Una delle ragioni per cui mi ero allontanata dalla musica era l'impossibilità di viaggiare e lasciare da soli i miei figli. Il suo studio è famoso a Trondheim e quindi possiamo dire che è stata una coincidenza. Per quanto riguarda la produzione non ci sono stati accorgimenti particolari. Ero più preoccupata dell'aspetto lirico e poetico. Pensa a poeti come Edgar Allan Poe e Emily Dickinson ed a quello che sono riusciti ad esprimere con così poche parole. Ho provato a fare lo stesso con la mia musica. In passato ho studiato le diverse tecniche di produzione per potere operare nel mio studio. Rispetto al passato ho espresso di più quello che avevo in testa e il risultato è decisamente organico.

Perchè non hai voluto drum beats ed altri compositori questa volta?
Volevo fare qualcosa di differente. Girare una nuova pagina. Con la musica acustica devi essere immediato. E' un pò come dal vivo. Mi vengono in mente i Dead Can Dance che sono bravissimi a rendere gli arrangiamenti maestosi pur utilizzando elementi semplici ed evitando di produrre eccessivamente i loro brani. Se mi guardo alle spalle trovo che ci siano notevoli similitudini tra 'Demo Recordings' e 'Time To Tell'.

La collaborazione con Tuomas Holopainen è un modo molto intelligente di promuovere l'album. Perché hai scelto proprio quel pezzo nel tuo vecchio catalogo?
Scegliere 'Why So Lonely' è stato un modo per celebrare il ventennale di quell'album. Su Facebook continuo a ricevere commenti su quel periodo. Avevo pensato ad una bonus track poi sono stata trascinata dall'entusiasmo di Tuomas. Ci siamo incontrati quando i Nightwish hnno suonato a Trondheim ma nell'occasione parlammo di altro. Abbiamo continuato a sentirci via email e mi ha confessato di essere costantemente ispirato dalla mia voce oltre ad offrirmi notevoli spunti in termini di produzione. Una volta scelto il brano su cui lavorare mi ha girato la sua versione strumentale con archi e chitarre, io ho aggiunto la mia voce ed il piano e lui si è occupato dell'editing finale.

Quali sono i tuoi ricordi più belli dei The 3rd And The Mortal?
Non posso che avere dei bei ricordi di quel periodo. Eravamo grandi amici e lo siamo tuttora. Provavamo in uno scantinato osceno frequentato da altre metal band. Ogni giorno eravamo lì a dispetto della sporcizia e dei nostri impegni. E' stato difficile lasciarli ma dopo 'Tears Laid in Earth' era evidente che avevamo visioni diverse dal punto di vista artistico. Io ero affascinata dalla natura e dalla musica folk mentre gli altri desideravano accentuare la componente sperimentale e jazz. La separazione non fu traumatica ma molto triste. Quando venni a sapere che avevano trovato Ann-Mari Edvardsen ero felicissima.

Provi nostalgia per gli anni novanta? Come vedi la scena gothic di oggi?
Un pò sì ma sono sicura che le persone che ci ascoltavano allora sono di mentalità aperta e sanno valutare altre tipologie di musica. Non necessariamente commerciale.

'Wintersong' è un brano molto spirituale. Che ruolo svolge la religione nella tua vita?
E' una melodia talmente semplice che non ha bisogno di altro che voce e pianoforte. Non sono affatto religiosa. Vivo la spiritualità nel rapporto con la natura che mi circonda.

Quali sono i prossimi piani?
Ho fissato delle date in Germania e Norvegia ma ci vorrà un pò di pazienza. Devo ancora capire come costruire qualcosa di speciale.

 

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